In principio fu il bla bla bla.

Le 15 poesie più belle di tutti i tempi

Le 15 poesie più belle di tutti i tempi

Con l’arrivo (almeno sul calendario) della primavera, si celebra pure la Giornata Mondiale della Poesia, un’arte preziosa e spesso, purtroppo, ignorata.

Sbirciando fra sondaggi, siti e riviste, ho provato a stilare l’elenco delle 15  poesie “più belle di tutti i tempi”, pur sapendo che esprimere un giudizio di questo tipo sia oggettivamente impossibile. Per questa ragione attendo nei commenti critiche, opinioni e suggerimenti.

In ogni caso, leggendo questo post, scoprirete versi unici, immagini stupefacenti e sensazioni di ineguagliabile bellezza.

 

 

1) Raccoglimi (Saffo, 600 a.C.)

Vieni

inseguimi tra i cunicoli della mia mente

tastando al buio gli spigoli acuti delle mie paure.

Trovami nell’angolo più nero

osservami.

Raccoglimi dolcemente scrollando la polvere dai miei vestiti.

Io ti seguirò.

Ovunque.

 

 

2) Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale (Eugenio Montale, 1896-1981)

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale

e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.

Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.

Il mio dura tuttora, né più mi occorrono

le coincidenze, le prenotazioni,

le trappole, gli scorni di chi crede

che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio

non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.

Con te le ho scese perché sapevo che di noi due

le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,

erano le tue.

 

3) Sonetto XVIII (William Shakespeare, 1564-1616)

Posso paragonarti a un giorno d’Estate?

Tu sei più amabile e più tranquillo.

Impetuosi venti scuotono le tenere gemme di Maggio,

E il corso dell’estate ha fin troppo presto una fine.

Talvolta troppo caldo splende l’occhio del cielo,

E spesso la sua pelle dorata s’oscura;

Ed ogni cosa bella la bellezza talora declina,

spogliata per caso o per il mutevole corso della natura.

Ma la tua eterna estate non dovrà svanire,

Né perder la bellezza che possiedi,

Né dovrà la morte farsi vanto che tu vaghi nella sua ombra,

Quando in eterni versi nel tempo tu crescerai:

Finché uomini respireranno o occhi potran vedere,

Queste parole vivranno, e daranno vita a te.

 

4) Alle fronde dei salici (Salvatore Quasimodo, 1901-1968)

E come potevamo noi cantare

con il piede straniero sopra il cuore,

fra i morti abbandonati nelle piazze

sull’erba dura di ghiaccio, al lamento

d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero

della madre che andava incontro al figlio

crocifisso sul palo del telegrafo?

Alle fronde dei salici, per voto,

anche le nostre cetre erano appese,

oscillavano lievi al triste vento.

 

5) Veglia (Giuseppe Ungaretti, 1888-1970)

Un’intera nottata

buttato vicino

a un compagno

massacrato

con la sua bocca

digrignata

volta al plenilunio

con la congestione

delle sue mani

penetrata

nel mio silenzio

ho scritto

lettere piene d’amore

Non sono mai stato

tanto

attaccato alla vita.

 

6) I figli (Kablin Gibran, 1883-1931)

I vostri figli non sono figli vostri.

Sono i figli e le figlie del desiderio che la vita ha di sé stessa.

Essi non provengono da voi, ma attraverso di voi.

E sebbene stiano con voi, non vi appartengono.

Potete dar loro tutto il vostro amore, ma non i vostri pensieri.

Perché essi hanno i propri pensieri.

Potete offrire dimora ai loro corpi, ma non alle loro anime.

Perché le loro anime abitano la casa del domani, che voi non potete visitare, neppure nei vostri sogni.

Potete sforzarvi di essere simili a loro, ma non cercare di renderli simili a voi.

Perché la vita non torna indietro e non si ferma a ieri.

Voi siete gli archi dai quali i vostri figli, come frecce viventi, sono scoccati.

L’Arciere vede il bersaglio sul percorso dell’infinito, e con la Sua forza vi piega affinché le Sue frecce vadano veloci e lontane.

Lasciatevi piegare con gioia dalla mano dell’Arciere.

Poiché così come ama la freccia che scocca, così Egli ama anche l’arco che sta saldo.

 

7) E la morte non avrà più dominio (Dylan Thomas, 1914-1953)

E la morte non avrà più dominio.

I morti nudi saranno una cosa

Con l’uomo nel vento e la luna d’occidente;

Quando le loro ossa saranno spolpate e le ossa pulite scomparse,

Ai gomiti e ai piedi avranno stelle;

Benchè ammattiscano saranno sani di mente,

Benchè spofondino in mare risaliranno a galla,

Benchè gli amanti si perdano l’amore sarà salvo;

E la morte non avrà più dominio.

E la morte non avrà più dominio.

Sotto i meandri del mare

Giacendo a lungo non moriranno nel vento;

Sui cavalletti contorcendosi mentre i tendini cedono,

Cinghiati ad una ruota, non si spezzeranno;

Si spaccherà la fede in quelle mani

E l’unicorno del peccato li passerà da parte a parte;

Scheggiati da ogni lato non si schianteranno;

E la morte non avrà più dominio.

E la morte non avrà più dominio.

Più non potranno i gabbiani gridare ai loro orecchi,

Le onde rompersi urlanti sulle rive del mare;

Dove un fiore spuntò non potrà un fiore

Mai più sfidare i colpi della pioggia;

Ma benchè matti e morti stecchiti,

Le teste di quei tali martelleranno dalle margherite;

Irromperanno al sole fino e che il sole precipiterà,

E la morte non avrà più dominio.

 

8) I ragazzi che si amano (Jacques Prévert, 1900-1977)

I ragazzi che si amano si baciano in piedi

Contro le porte della notte

E i passanti che passano li segnano a dito

Ma i ragazzi che si amano

Non ci sono per nessuno

Ed è la loro ombra soltanto

Che trema nella notte

Stimolando la rabbia dei passanti

La loro rabbia il loro disprezzo le risa la loro invidia

I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno

Essi sono altrove molto più lontano della notte

Molto più in alto del giorno

Nell’abbagliante splendore del loro primo amore.

 

9) Una parola muore quando è detta (Emily Dickinson, 1830-1886)

Una parola muore

quando è detta

Dice qualcuno −

Io dico che proprio

Quel giorno

Comincia a vivere.

 

10) L’infinito (Giacomo Leopardi,1798-1837)

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,

E questa siepe, che da tanta parte

Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.

Ma sedendo e mirando, interminati

Spazi di là da quella, e sovrumani

Silenzi, e profondissima quiete

Io nel pensier mi fingo; ove per poco

Il cor non si spaura. E come il vento

Odo stormir tra queste piante, io quello

Infinito silenzio a questa voce

Vo comparando: e mi sovvien l’eterno,

E le morte stagioni, e la presente

E viva, e il suon di lei. Così tra questa

Immensità s’annega il pensier mio:

E il naufragar m’è dolce in questo mare.

 

11) Due amanti felici (Pablo Neruda, 1904-1973)

Due amanti felici fanno un solo pane,

una sola goccia di luna nell’erba,

lascian camminando due ombre che s’unisco,

lasciano un solo sole vuoto in un letto.

Di tutte le verità scelsero il giorno:

non s’uccisero con fili, ma con un aroma

e non spezzarono la pace né le parole.

È la felicità una torre trasparente.

L’aria, il vino vanno coi due amanti,

gli regala la notte i suoi petali felici,

hanno diritto a tutti i garofani.

Due amanti felici non hanno fine né morte,

nascono e muoiono più volte vivendo,

hanno l’eternità della natura.

 

12) Pace non trovo (Francesco Petrarca, 1304-1374)

Pace non trovo, et non ò da far guerra;

e temo, et spero; et ardo, et son un ghiaccio;

et volo sopra ’l cielo, et giaccio in terra;

et nulla stringo, et tutto ’l mondo abbraccio.

Tal m’à in pregion, che non m’apre né serra,

né per suo mi riten né scioglie il laccio;

et non m’ancide Amore, et non mi sferra,

né mi vuol vivo, né mi trae d’impaccio.

Veggio senza occhi, et non ò lingua et grido;

et bramo di perir, et cheggio aita;

et ò in odio me stesso, et amo altrui.

Pascomi di dolor, piangendo rido;

egualmente mi spiace morte et vita:

in questo stato son, donna, per voi.

 

13) Potessero le mie mani sfogliare la luna (Federico Garcia Lorca, 1898-1936)

Pronunzio il tuo nome

nelle notti scure,

quando sorgono gli astri

per bere dalla luna

e dormono le frasche

delle macchie occulte.

E mi sento vuoto

di musica e passione.

Orologio pazzo che suona

antiche ore morte.

Pronunzio il tuo nome

in questa notte scura,

e il tuo nome risuona

più lontano che mai.

Più lontano di tutte le stelle

e più dolente della dolce pioggia.

t’amerò come allora

qualche volta? Che colpa

ha mai questo mio cuore?

Se la nebbia svanisce,

quale nuova passione mi attende?

Sarà tranquilla e pura?

Potessero le mie mani

sfogliare la luna!

 

14) Le nuvole (Fabrizio De André, 1940-1999)

Vanno

vengono

ogni tanto si fermano

e quando si fermano

sono nere come il corvo

sembra che ti guardano con malocchio

Certe volte sono bianche

e corrono

e prendono la forma dell’airone

o della pecora

o di qualche altra bestia

ma questo lo vedono meglio i bambini

che giocano a corrergli dietro per tanti metri

Certe volte ti avvisano con rumore

prima di arrivare

e la terra si trema

e gli animali si stanno zitti

certe volte ti avvisano con rumore

Vanno

vengono

ritornano

e magari si fermano tanti giorni

che non vedi più il sole e le stelle

e ti sembra di non conoscere più

il posto dove stai

Vanno

vengono

per una vera

mille sono finte

e si mettono li tra noi e il cielo

per lasciarci soltanto una voglia di pioggia.

 

15) Gabbiani (Vincenzo Cardarelli, 1887-1959)

Non so dove i gabbiani abbiano il nido,

ove trovino pace.

Io son come loro,

in perpetuo volo.

La vita la sfioro

com’essi l’acqua ad acciuffare il cibo.

E come forse anch’essi amo la quiete,

la gran quiete marina,

ma il mio destino è vivere

balenando in burrasca.

 


Francesco Giamblanco

Fonti: libreriamo.it – pescini.com – ilmiolibro.it – aforisticamente.com – unascuola.it 

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Comments

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1 thought on “Le 15 poesie più belle di tutti i tempi”

  • Bellissime. Ma per descrivere la condizione umana
    ci vuole la mia preferita, di S.Quasimodo:

    Ognuno sta solo
    Sul cuor della Terra,
    Trafitto da un raggio di Sole.
    Ed è subito sera.

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