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Nobel per la Letteratura: chi sono gli italiani che lo hanno vinto?

Nobel per la Letteratura: chi sono gli italiani che lo hanno vinto?

Uno scandalo di molestie sessuali ha travolto l’Accademia di Svezia, responsabile dell’assegnazione del prestigioso Premio Nobel. Tanto che è stata diffusa oggi l’incredibile notizia che il premio per la Letteratura 2018 non sarà assegnato e verrà posticipato al prossimo anno (quindi consegnato contemporaneamente a quello del 2019).

Non è la prima volta che succede che il Nobel per la Letteratura venga annullato o rimandato. Da quando il premio è stato istituito, cioè dal 1901, è già successo 7 volte, in periodi molto difficili per la storia europea: nel 1914, 1918, 1935 e poi dal 1940 al 1943.

 

Dunque, nell’attesa di conoscere (fra un anno) i nomi dei due nuovi vincitori, ecco l’elenco degli unici sei italiani che, nel corso della storia, sono già stati insigniti dell’ambito premio.

 

– Giosuè Carducci

(Valdicastello di Pietrasanta 1835 – Bologna 1907)

 

Filologo e critico, con una passione per l’antichità classica e la storia che si ripercuote all’interno delle sue opere. Venne educato dal padre, carbonaro, che gli trasmise i valori patriottici; frequentò la Normale di Pisa, dove si laureò in lettere. Durante la sua vita venne colpito da gravi lutti, fra cui la morte del figlio e il suicidio del fratello, i quali segnarono profondamente la sua poetica. Insegnò letteratura all’Università di Bologna fino alla morte; nel 1890 venne nominato senatore del Regno d’Italia.

Tra le opere principali si ricordano: Rime nuove – Odi barbare  Inno a Satana.

Nel 1906 riceve il premio Nobelnon solo in riconoscimento dei suoi profondi insegnamenti e ricerche critiche, ma su tutto un tributo all’energia creativa, alla purezza dello stile ed alla forza lirica che caratterizza il suo capolavoro di poetica”.

 

– Grazia Deledda

(Nuoro 1872 – Roma 1936)

Nei suoi romanzi racconta la realtà sociale e culturale della sua amata terra. Fu autodidatta e scrisse il suo primo racconto a 17 anni. È considerata appartenente alla corrente verista, e la sua specificità di donna sarda la rende davvero unica, specie perché ha decantato il suolo natìo come mai nessun altro ha fatto.

Tra le opere principali si ricordano: Canne al vento – Cenere – La via del male.

Nel 1926 riceve il premio Nobel “per la sua ispirazione idealistica, scritta con raffigurazioni di plastica chiarezza della vita della sua isola nativa, con profonda comprensione degli umani problemi”.

 

– Luigi Pirandello

(Girgenti (Agrigento) 1867 – Roma 1936)

È uno degli scrittori più importanti e di successo della letteratura mondiale (ebbe enorme successo sia durante la vita che dopo la morte). Ha saputo rinnovare le forme e i generi, come il teatro, il romanzo e la novella. È considerato il padre del vitalismo (la realtà è un continuo conflitto tra vita e forma), dell’umorismo e della metaletteratura: descrive un uomo costretto a indossare tante maschere, addivenendo a una visione del mondo paradossale e pessimista.

Tra le opere principali si ricordano: Il fu Mattia Pascal – Uno, nessuno, centomila – Sei personaggi in cerca d’autore.

Nel 1934 riceve il premio Nobelper il suo ardito e ingegnoso rinnovamento dell’arte drammatica e teatrale”.

 

– Salvatore Quasimodo

(Modica, 1901 – Napoli, 1968)

Poeta, esponente di rilievo dell’ermetismo e del neorealismo. Ha contribuito alla traduzione di vari componimenti dell’età classica, soprattutto liriche greche, ma anche di opere teatrali di MolièreShakespeare. Ricevette la cattedra di Italiano al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano, fino alla morte. La sua attività di poeta è divisa in due fasi: nella prima i temi ricorrenti sono l’amore, la malinconia, la lontanza, il dolore esistenziale; nella seconda, subito dopo il conflitto mondiale, emerge principalmente l’impegno sociale.

Tra le opere principali si ricordano: Acque e terre – Ed è subito sera – Giorno dopo giorno.

Nel 1959 riceve il premio Nobelper la sua poetica lirica, che con ardente classicità esprime le tragiche esperienze della vita dei nostri tempi”.

 

– Eugenio Montale

(Genova, 1896 –Milano, 1981)

Poeta ermetico che ha saputo raccontare al meglio le inquietudini dell’uomo del ‘900, tra conflitti mondiali e grandi scoperte tecnologiche. I problemi di salute della sua giovinezza lo portarono a trovarsi spesso solo e lontano dalla vita borghese, rendendolo molto sensibile, introspettivo e attento al dolore che caratterizza la condizione umana. Ispirandosi al linguaggio di Thomas S. Eliot, sviluppa la cosiddetta “poetica dell’oggetto”, attraverso la quale il simbolo diventa emozione.

Tra le opere principali si ricordano: Ossi di seppia – Le occasioni – La casa dei doganieri.

Nel 1975 riceve il premio Nobelper la sua poetica distinta che, con grande sensibilità artistica, ha interpretato i valori umani sotto il simbolo di una visione della vita priva di illusioni”.

 

– Dario Fo

(Sangiano,1926–Milano, 2016)

Drammaturgo, attore, regista, scrittore, autore, illustratore, pittore, scenografo e attivista, è famoso per i suoi testi teatrali di satira politica e sociale e per l’impegno politico di sinistra, con la moglie Franca Rame fu tra gli esponenti del Soccorso Rosso Militante. Una delle sue più grandi invenzioni è il Grammelot, un linguaggio che riecheggia quello medievale, creato mescolando il dialetto con neologismi ed espressioni antiche, dal gusto arcaico e accompagnato da una stupefacente mimica.

Tra le opere principali si ricordano: Mistero buffo – Morte accidentale di un anarchico – La figlia del papa.

Nel 1997 riceve il premio Nobelperché, seguendo la tradizione dei giullari medioevali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi”.

 

Francesco Giamblanco

 

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