In principio fu il bla bla bla.

Parliamo dei problemi reali degli italiani: la campagna elettorale è finita

Parliamo dei problemi reali degli italiani: la campagna elettorale è finita

Mentre gli italiani seguono le orme del loro spudorato “guru” (di recente approdato al ministero degli Interni), occupandosi 24 ore su 24 di migranti, rom, barconi e ambulanti, tutto il resto va drammaticamente avanti.

I problemi, quelli veri, restano lì. Anzi peggiorano.

È come se un malato di cancro si rivolgesse a una equipe di medici che, invece di cercare la cura, gli suggerisse di pensare ad altro.

È come se lo stolto (in tal caso molto “furbo”) indicasse il dito anzichè la luna, mentre lo stolto (quello vero) tenesse obbediente lo sguardo puntato verso il basso.

E nonostante il se, non si tratta di un’ipotesi: questa pericolosa arma di distrazione di massa è il nostro pane quotidiano.

Eppure le metastasi sono tante, visibili, dolorose.

Una cifra compresa fra i 250 e i 270 miliardi di euro, un valore pari al 18% del PIL del nostro Paese: sono i numeri dell’evasione fiscale in Italia, che si conferma una delle peggiori piaghe della nostra economia. Sulla base dell’ultimo rapporto dell’Eurispes, l’Italia avrebbe un PIL sommerso pari a 540 miliardi a cui ne andrebbero aggiunti almeno altri 200 che non sono stati inclusi in quanto derivanti dall’economia criminale.

Le mafie, appunto, che strangolano l’economia pulita. Infiltrandola, taglieggiandola, coesistendo con essa. Dagli ultimi dati disponibili, i ricavi delle attività illegali (estorsioni, droga, usura, contraffazione, sfruttamento sessuale ecc…) variano da un minimo di 17,5 a un massimo di 33,7 miliardi: circa il 2% del PIL. Oltre il danno economico, quello alla vita di migliaia di persone: dalle vittime di racket agli schiavi dei caporali nei campi.

Curiosità: attualmente, i soggetti sotto scorta in Italia sono 574 (in aumento rispetto all’anno scorso); nella metà dei casi si tratta di magistrati, seguono gli esponenti politici nazionali e locali, gli imprenditori, i dirigenti d’impresa, ministeriali e della pubblica amministrazione, infine i giornalisti (fra cui Saviano).

Le famiglie in stato di povertà assoluta sono 1,6 milioni (per un totale di 4 milioni e 700 mila persone). I giovani stanno peggio dei più anziani. Al Sud stanno peggio che al Nord.

La disoccupazione da anni si aggira intorno all’11% della popolazione, con picchi del 40% tra quella giovanile, a cui si collega il dramma delle emigrazioni (cervelli in fuga e città completamente svuotate), dei contratti precari e sottopagati, dell’assenza di diritti e delle morti bianche.

E poi la cultura, la scuola, la ricerca, la sanità, la corruzione nella politica, la carenza di infrastrutture, la (mala) gestione delle aree terremotate e alluvionate… L’elenco sarebbe lunghissimo: i dati riguardanti i problemi reali del Paese (a cui dare soluzione) parlano chiaro e sono molto noti, o comunque facilmente reperibili.

Le informazioni sono tutte a nostra disposizione. Ma vanno ricercate (da fonti affidabili, sicure, veritiere), vanno lette con attenzione, comprese, confrontate tra di loro e usate nel momento in cui si creano le opinioni e di conseguenza si fanno delle scelte (urne comprese).

Basterebbe applicare questo schema per rendersi conto immediatamente di quanto sia falso e fuorviante il sistema di idee, promesse e slogan che ci ha portato fin qui. Un sistema adatto solo a creare consenso, a spostare masse di voti e a scalare velocemente il potere, senza mai produrre una soluzione vera.

Adesso è giunto davvero il momento di cambiare. Ma non di cambiare tanto per cambiare: di cambiare in meglio. E concretamente. La campagna elettorale deve pur finire prima o poi.

 

di Francesco Giamblanco

 

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