In principio fu il bla bla bla.

No Salvini, le torture non sono “retorica”: ecco perché

No Salvini, le torture non sono “retorica”: ecco perché

Ieri, di rientro dalla sua visita lampo in Libia, il ministro dell’Inferno Matteo Salvini ha lanciato il suo ennesimo slogan: “Centri d’accoglienza all’avanguardia. Basta con la retorica delle torture”.

Ecco che torna, per l’ennesima volta, la comunicazione (di pancia) a farla da padrona. La comunicazione come scienza della semplificazione, della travisazione della realtà, dell’annichilimento della verità.

Così come una vita fatta di stenti diventa “pacchia” e i drammatici viaggi della speranza sulle carrette del mare diventano “crociere”, ora, addirittura, il dramma (documentato) della tortura, dello stupro e della violenza fisica e psicologica diventa “retorica”.

È un quotidiano stillicidio che attenta sapientemente alla nostra intelligenza, al nostro spirito critico, alla nostra empatia, alla nostra capacità di scelta.

Il termine “retorica” deriva dal latino (ars) rhetorĭca e dal greco rhētorikḗ (tékhnē), e significa “arte dell’eloquenza”, eloquenza come disciplina del parlare o dello scrivere (o anche dell’agire) improntata a una vana e artificiosa ricerca dell’effetto, con manifestazioni di ostentata adesione ai più banali luoghi comuni.

Purtroppo però Salvini mente, o ignora la verità: e in qualità di Ministro (ahimè) della nostra Repubblica, non mi è chiaro cosa sia peggio. Mente (o ignora) perché non c’è alcuna retorica, alcun luogo comune: in Libia i centri d’accoglienza non sono all’avanguardia, e le torture sono vere, sono storia, documentata.

Basta una semplice ricerca su Google per avere accesso a tutte le informazioni, le foto, i video, le inchieste delle più importanti testate giornalistiche del mondo, delle più grandi Organizzazioni e Istituzioni Umanitarie e per i Diritti Umani.

Scrive il segretario generale dell’ONU Guterres, basandosi sulle inchieste di Unsimil, missione ONU a Tripoli: «I migranti sono stati sottoposti a detenzione arbitraria e torture, tra cui stupri e altre forme di violenza sessuale».

Indistintamente, nei centri governativi come nei lager clandestini, avvengono «rapimenti per estorsione, lavori forzati e uccisioni illegali» si legge nel documento consegnato al Consiglio di sicurezza il 12 febbraio 2018.

L’agenzia Onu per i migranti (Oim) ha censito oltre 627 mila stranieri in Libia. Gli aguzzini molto spesso indossano una divisa appartenente a una delle forze armate finanziate anche dall’Italia e dall’Europa. «I perpetratori sono funzionari statali, gruppi armati, contrabbandieri, trafficanti e bande criminali».

Nelle ultime settimane sono sbarcati in Sicilia migranti seriamente ammalati e gravemente malnutriti. Molti di loro hanno raccontato di essere stati prigionieri in centri governativi. La conferma arriva dalle 17 pagine del dossier. «L’Unsimil ha visitato quattro centri di detenzione supervisionati dal Dipartimento per la lotta alla migrazione illegale e ha osservato un grave sovraffollamento e condizioni igieniche spaventose ». I prigionieri «erano malnutriti e avevano limitato o nessun accesso alle cure mediche».

Per chi avesse voglia di approfondire, questo è il link alle 17 pagine del Dossier.

Report of the Secretary-General on the United Nations Support Mission in Libya

Buona informazione. Buona ricerca della verità.

 

di Francesco Giamblanco

immagine di copertina: Mohamad Handoun

 

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