In principio fu il bla bla bla.

“Quanto è bravo Rocco Casalino”: l’astio nella manica dei cinque stelle

“Quanto è bravo Rocco Casalino”: l’astio nella manica dei cinque stelle

Nell’arco di pochi giorni è venuta prepotentemente alla ribalta la figura di Rocco Casalino.

Sì, quello del Grande Fratello, quello che, dentro il partito degli scontrini, dei tagli ai vitalizi e dei voli in Economy, guadagna 170.000 euro l’anno (molto più di Conte stesso).

Però lui è tanto bravo, troppo bravo: perché, come portavoce del Movimento prima e del Premier poi, ha contribuito a raggiungere risultati eccezionali.

È così bravo che è riuscito a far passare come normali e accettabili (alle orecchie di una persona mediamente sana di mente) quelle sue vecchie dichiarazioni, pronunciate in mutande davanti alla telecamera e al microfono della iena Marco Berry, che “i poveri e i neri puzzano, è innegabile”.

È talmente bravo che oggi riesce a far apparire naturale anche il contenuto di un audio in cui afferma che dentro il Ministero dell’Economia si aggirano dei loschi individui che fanno di tutto per ostacolare il lavoro di Tria e del Governo nella dura ricerca dei 30 miliardi necessari per la legge di bilancio. Un audio in cui parla in maniera dura, usando termini come “vendetta, coltelli, pezzi di merda” e promettendo “un intero 2019 dedicato a farli fuori tutti” (non fisicamente, si spera).

Ed è così bravo che gli adepti pentastellati si sono schierati unanimemente dalla sua parte, gridando allo scandalo: come può un giornalista tradire la fiducia del proprio interlocutore pubblicando la registrazione di una conversazione privata?

Talmente bravo che pure il Movimento non ne ha preso le distanze, come qualche giornalista ipotizzava (parlando già di probabili dimissioni), anzi lo ha subito difeso; perché Rocco, da persona honesta (non so dove vada messa di preciso l’H), non ha detto altro che la verità: c’è un complotto al ministero, e loro lo hanno scovato, e lui aveva il dovere morale (san Rocco!) di dirlo.

Oppure è così bravo, in qualità di portavoce, che non ha fatto altro che riportare un preciso messaggio del Governo; sì, magari in maniera curiosa, senza usare mezzi termini, ma innegabilmente con grande forza comunicativa.

Ritengo plausibile infatti che non ci sia sotto nessun inghippo, nessuna trappola, nessun tradimento (del giornalista): il Governo giallo-verde potrebbe aver deciso di mettere le mani avanti, scaricando preventivamente tutte le proprie responsabilità: come dire, se non troveremo i soldi per mantenere le promesse fatte, sappiate che la colpa non è nostra “. Come sempre.

Come quella volta in cui Di Maio puntò l’indice contro qualcuno che a sua insaputa aveva modificato le cifre sul decreto, di nascosto, durante una notte buia e tempestosa. Cosa che poi si rivelò una bufala.

Però come ce le raccontano loro le bufale, nessuno. Questa è la grande bravura del portavoce Casalino, degno erede di Grillo e Casaleggio, che della comunicazione hanno fatto la loro arma vincente.

Una comunicazione panciuta, urlata, rozza, volgare, capace di accendere e fare splodere gli animi degli italiani più arrabbiati. Una comunicazione capace di rendere credibili i più assurdi complotti, di contrapporre le più disparate panzane alla scienza. Una comunicazione in grado di celare dietro slogan ripetuti come un mantra, un’inquietante incapacità e una costante fuga dalla responsabilità. Capace di rendere tollerabile un linguaggio vendicativo, minaccioso e violento.

Chiedevamo cambiamento e meritocrazia? Beh, in qualche modo li abbiamo ottenuti entrambi: hanno cambiato il nostro modo di percepire, di comprendere, di credere, di urlare, di insultare, di farci incazzare; merito della loro innegabile bravura nella comunizazione (e del loro “astio nella manica”).

Casalino è talmente bravo che mi ricorda uno di quei maggiordomi dei romanzi di Agatha Christie; uno di quelli che durante la cena, seguendo alla perfezione le direttive del padrone di casa assente, intrattiene i commensali e nel frattempo li avvelena tutti.

Perché in fondo chi l’ha detto che la vendetta debba essere servita fredda? Per il Ministero dell’Economia il 2019 non è poi così lontano.

 

di Francesco Giamblanco

 

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