No, non possiamo dire o scrivere tutto quello che ci passa per la testa. Non possiamo stuprare il significato più alto e profondo di “Libertà di pensiero e di espressione” per giustificare i nostri tweet, i nostri commenti a Libero o Repubblica.it, i nostri imbarazzanti post su Facebook.

Esiste un limite, che è dettato dai fatti, dalla scienza, dalle certezze matematiche, fotografate, studiate, documentate, provate.

Se una fragola è rossa, non possiamo sostenere, senza essere insultati o presi per pazzi, che sia blu. E non abbiamo minimamente il diritto di appellarci al “diritto assoluto” di poter esprimere liberamente (sempre e comunque) la nostra opinione.

L’opinione è un parere, un’idea personale, e spesso cozza contro la verità che è, appunto, “vera”, non opinabile, non smentibile.

Sostenere che una fragola rossa sia blu, non è esprimere un’opinione, è sparare una cazzata. E in questo momento storico siamo (ahimè) sommersi dalle cazzate.

Perché le tastierine dei nostri luminescenti smartphone e PC sono diventate il nostro “scettro” del potere, un potere che non sappiamo più gestire, un potere che (per definizione) ci sta logorando tutti.

Immigrazione, terremoti, vaccini, guerre, partite di calcio: siamo diventati esperti di tutto, opinionisti professionisti (che neanche nei peggiori salotti tv). E beatamente ignoriamo l’esistenza di ricerche scientifiche, statistiche, studi e moviole che smentiscono ogni santo giorno le nostre cazzat… ops, volevo dire le nostre opinioni.

Perché lo scettro ci ha storditi, ci ha fatto dimenticare che esistono fonti vere e fonti false, che esistono giornalisti e giornalai, che esistono siti attendibili e siti “bufalari“. Non rendersene conto è una colpa, una responsabilità che prima o poi pagheremo cara.

Questa idea che tutto sia uguale, che “tutto va bene”, che “tutto è concesso”, che “tutto fa brodo”, è il peggior cancro che potesse capitarci: abbiamo confuso il vero col falso, la destra con la sinistra, la realtà con la fantasia, la storia con la leggenda, il bene col male.

Abbiamo consacrato al santuario del nostro ego (fatto di like e reactions colorate) lo svuotamento delle fonti e dei giudizi, l’appiattimento delle idee e delle menti.

Abbiamo seppellito la cultura nella fossa comune della velocità (di un clic), abbiamo arso l’umanità sul rogo dei muri e dei confini (fisici e mentali), abbiamo sacrificato il futuro sull’altare di D’io, signore supremo di questo presente, dimentico del passato e dei suoi insegnamenti; un presente scarno, ingordo, balordo, spaventosamente egoista.

 

Francesco Giamblanco

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