In principio fu il bla bla bla.

Medioevo digitale: quando il social ti censura

Medioevo digitale: quando il social ti censura

C’è un momento nella vita in cui devi fermarti e chiederti “Come sono arrivata fin qui?”

Così a un certo punto ho dovuto guardare nello specchio virtuale che è la mia bacheca Facebook a caccia di quegli indizi che mi hanno portato all’ennesimo ban, a ben tre pagine cancellate, senza possibilità di appello. E mi sono persa tra i miei album di viaggio, il mare, l’Appennino, la mia nuova casa, la geografia dell’anima fatta di tanti pezzetti e poi le cazzate, tutte quelle cazzate scritte, la mia storia con la satira.

Sì, il mio delitto è stato la satira, quella mania comune a molti dei miei contatti social, quello sguardo libero e critico sulla realtà che te ne fa leggere e denunciare la natura spesso tragicomica.

È così che è arrivata Letizia che mi ha invitata a scrivere per la storica pagina Goood Morning Vietnam, vista svanire nel nulla in una sera d’autunno.

Una pagina Facebook è un po’ come un figlio: la fai nascere, la nutri dei tuoi pensieri, dei tuoi gusti musicali, delle tue idee; la vedi crescere, insieme alla comunità che decide di prendersene cura. Letizia mi aveva dato in mano la sua creatura, si era fidata di me ed io insieme a lei, a Luca e Andrea, ci avevo messo dentro quello che avevo da dire.

Il nostro errore più grande? Non aver capito cosa stava accadendo intorno a noi, non esserci adeguati al “nuovo che avanzava”, aver sottovalutato le minacce sempre più frequenti di gruppi organizzati a cui dava fastidio la nostra voce.

Al primo ban ti chiedi “Cosa ho fatto di grave?”, al secondo pure, al terzo ci ridi su, perché hai capito che Zuckerberg (con i suoi incoscienti e anonimi algoritmi) è bravo a fare soldi ma è completamente incapace di comprendere e tollerare l’ironia. Un po’ come i peggiori regimi autoritari, ma è un dettaglio da poco, una banale coincidenza. O no?

E poi vuoi mettere la soddisfazione di sentirti a tarda età una sorta di eroina rivoluzionaria, con il culo comodamente appoggiato sul divano? L’eroina delle cazzate, ma pur sempre un’eroina.

Ma poi, quando ti hanno tolto la voce, non c’è più un nulla da ridere, soprattutto se scopri di essere stata punita per aver postato una foto, una foto che gira ovunque, trovata su Facebook, commentata ironicamente, con la quale volevi solo denunciare chi l’aveva usata per fare propaganda nazista. Ma ma per nazista passi tu.

Una pagina Facebook è solo una pagina Facebook, è vero, ma immaginate che domani qualcuno si presenti alla redazione di un giornale, ne chiuda la porta a chiave e impedisca ai redattori di entrare, cancellando qualsiasi traccia della loro storia lì dentro.

Quel che è difficile immaginare è il dopo, perché pensi “Sarà stato un errore” e poi “Facebook è social, è democratico, se si prende le chiavi e ti chiude fuori, ti darà almeno la possibilità di accedere al suo centro di assistenza per spiegare, per reclamare”.

A questo punto ti immergi nei meandri del surreale, perché avere a che fare con “quelli” dell’assistenza Facebook è come entrare in un incubo dai contorni indefiniti: perché non parlano la tua lingua, perché non sono umani. È un percorso a ostacoli in cui il traguardo è spostato all’infinito, un continuo sogno interrotto dal quale ti svegli per capire che il traguardo non esiste. Perché là, il tuo interlocutore fantasma finge gentilmente di accogliere le tue rimostranze, per gettarle immediatamente nel cestino sotto alla scrivania. Roba da rivalutare la burocrazia italiana.

Una pagina Facebook è solo una pagina Facebook, certo, ma se bannano la tua pagina, il ban è anche tuo. Così gli amici iniziano a guardarti con sospetto e a chiedersi quali reati tu abbia potuto commettere con tanta frequenza, in quel non-luogo in cui è tutto concesso. Boldrini decapitate, pagine fan di Mussolini, bufale, razzismo, insulti, odio, fake news, gadget nazisti comodamente acquistabili con carta di credito: una sorta di cloaca a cielo aperto, di letamaio dell’impossibile che banna proprio te, che quello schifo provavi a denunciarlo e ostacolarlo, usando l’arma del sarcasmo e dell’ironia.

E ti ritrovi vittima,  ma senza un tribunale a cui rivolgerti per dimostrare la tua innocenza. Tanto le segnalazioni Facebook sono anonime, la delazione è gratuita, anzi viene premiata, come in un cruento circo, come nei peggiori regimi autoritari. Ops, un’altra trascurabile coincidenza che richiama al regime. Sto diventando paranoica.

Beh, in fondo la soluzione a tutto questo c’è: basta chiudere l’account, almeno per la dignità di mandarli a fare in culo tu, prima che lo facciano definitivamente loro.

Vado via, così quando gli squadristi dei social verranno a cercarmi, perché ho osato difendere il Presidente della Repubblica, anziché minacciarlo di morte, non mi troveranno più. Silenzio.

Solo un tarlo mi picchia in testa: in un Paese democratico e civile può una piattaforma social in cui gira gran parte dell’informazione, avere il diritto assoluto di togliere la voce a chiunque, indiscriminatamente?

Forse quando hanno appaltato il Paese e le sue leggi a Zuckerberg io ero distratta, o forse quando qualcuno si accorgerà di cosa sta accadendo, giorno dopo giorno, sarà troppo tardi.

Buon vita social a tutti, io raccolgo le mie cose e torno a casa, dove se sbaglio qualcuno mi spiega il perché, ma non mi toglie la libertà e il diritto di parola.

 

di Tiziana Milito (Milò)

 

ATTIVATE LE NOTIFICHE

SUPPORTATE SEQUESTOÈUNBLOG

effettuando i vostri acquisti su Amazon.it 

utilizzando questo link: https://amzn.to/2lWP1cg

Ci aiutereste a far sopravvivere il blog, grazie.

 

LEGGI ANCHE:

Magliette rosse, azzurre, gialle, rosa e blu: l’una non esclude l’altra

Le 20 domande a cui Salvini non risponderà mai

Noi migranti italiani facciamo così

Vi spiego cos’è il fascismo e perché non è un’opinione meritevole di tutela e rispetto

Italiani che odiano le donne

Condividi

Comments

comments



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


error: Se vuoi condividere i contenuti usa i tasti di condivisione o scrivici a info@sequestoèunblog.it

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi