In principio fu il bla bla bla.

Elezioni 2018: voto di testa o di pancia? Alcune considerazioni a caldo

Elezioni 2018: voto di testa o di pancia? Alcune considerazioni a caldo

Chi temeva che gli italiani invece che di testa, votassero di pancia, aveva ignorato la terza via: votare col culo.

Già, perché non può spiegarsi altrimenti il trionfo di chi rappresenta letteralmente il peggio della cultura politica di questo Paese: anzi, di chi coi vocaboli “cultura” e “politica” non ha proprio nulla a che fare.

Abbiamo assistito a una becera e snervante campagna elettorale, basata non solo sulle consuete false promesse, ma su argomenti irrazionali e pericolosi: una campagna elettorale in cui la comunicazione ha oscurato i programmi e i dati di fatto, facendo leva esclusivamente sulla paura, la rabbia e l’ignoranza.

Non sono estremamente stupito, l’avevo più o meno previsto; sono invece molto deluso, perché in me c’era ancora un barlume di speranza, di ottimismo, di convinzione che ci fosse ancora qualcosa di salvabile.

Forse in fondo in fondo speravo che i social non fossero davvero lo specchio della realtà: che il livore, le bufale, l’odio, fossero solo uno sfogo di chi, schermato dietro il proprio smartphone, pensava di poter dire tutto ma poi, dentro la cabina elettorale, rinsavisse e prendesse coscienza.

Invece la cabina elettorale è proprio uno smartphone. È un luogo segreto in cui, anonimamente, diamo adito alle nostra peggiore natura: quella che, ad esempio, non si indigna di fronte alla disumanità di parole come “razza” e come “ruspa”, di fronte alla pericolosità di chi predica contro l’Europa o i vaccini.

Anni di crisi economica, di scuola allo sbando, di politica corrotta e incapace, di tv spazzattura, di “far web”, di assoluto coma culturale, hanno favorito il fiorire dei nostri più insani egoismi, il risveglio del fascistello che da 70 anni era sopito tra le pieghe del nostro DNA.

Il fallimento della Sinistra è sicuramente meritato, è il risultato di anni di errori, di chiusure e di prese di distanza intellettualistiche. E i populismi, per definizione, ne approfittano, cavalcando il malcontento. Sicuramente è giunto il momento di passargli la palla, dargli l’opportunità di sbagliare anche loro il calcio di rigore, altrimenti il malcontento crescerà ulteriormente e non posiamo permetterlo.

La democrazia in fondo si basa sulla quantità, quindi non è esente da errori. È la naturale legge del branco ma anche quella del gregge: se il capo imbocca la via sbagliata, il gruppo necessariamente ne segue le orme, sia che si tratti di lupi, sia che si tratti di pecore.

Oggi Marine Le Pen esulta e la Russia ci paragona all’America di Trump, la stessa America per cui ho provato pena e imbarazzo appena un anno fa. Credo si tratti di corsi e ricorsi storici. E io sto forse vivendo nell’epoca sbagliata.

Potremmo dunque prendere il passaporto e partire, oppure decidere di rimboccarci le maniche e provare a ricominciare: a parlare con la gente, cordialmente, non per sparare opinioni e insulti, ma per fare domande. Per capire davvero, disposti ad ascoltare, quali sono le necessità, le esigenze, le paure e le ragioni di questo voto: e decidere di trovare le soluzioni, concrete, per il futuro.

 

Francesco Giamblanco

 

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