In principio fu il bla bla bla.

Aruci: genuine dolcezze di Sicilia

Aruci: genuine dolcezze di Sicilia

Il termine siciliano “aruci” deriva, molto probabilmente, dall’arabo “حلو” che si pronuncia “halu” e significa “dolce”. Una parola che richiama immediatamente il gradevole gusto che lo zucchero dona agli alimenti.

L’arte di fare dolci è un’arte antica. E, come le parole ci raccontano, gli arabi furono tra i primi a inventare e produrre piatti che restituissero, per la gioia del palato, la dolcezza dello zucchero, del miele e degli agrumi, insieme all’aroma delle spezie, delle mandorle, del sesamo e del carrubo.

 

La dominazione araba in Sicilia ci ha lasciato in eredità una cultura dolciaria unica, giunta fortunatamente fino ai giorni nostri. Una serie di piccole creazioni culinarie che nel tempo sono state adattate e rivisitate, in base ai luoghi e ai gusti degli abitanti.

Quella che voglio raccontarvi è la storia di una città, Rosolini, cittadina dell’estremo sud-est dell’Isola, in provincia di Siracusa, e di una donna, Nonna Giorgina, che aveva una smisurata passione per la cucina e per i dolci.

Nonna Giorgina, nel corso della sua vita, ha conservato e tramandato, prima alla figlia Lucia (famosa anche per le sue straordinarie torte) e poi al nipote Nanni (oggi abile pasticcère e ambizioso imprenditore, orgoglio del Sud), le ricette antiche e preziose di tanti fantastici prodotti (e dei segreti per realizzarli).

 

Così oggi Aruci è un bellissimo laboratorio in cui le vecchie tradizioni vengono ri-scoperte e ri-sperimentate; un luogo in cui materie prime di altissima qualità e simbolo del territorio tornano protagoniste (come il sesamo di Ispica – presidio SlowFood -, la cui produzione è stata ripristinata dopo una lunga pausa dovuta all’utilizzo del sesamo estero).

Da Aruci è possibile degustare innumerevoli unici piccoli capolavori: i facciunieddi (soffici biscotti di mandorle), i mustazzoli (al vino cotto), gli squisiti (aromatizzati al limone), i biscotti di carrubo, il torrone di mandorle (sottile e croccante), il granelloso di pistacchio (favoloso!) e la giuggiulena (friabile sfoglia a base di sesamo e miele).

Così, l’arte di Nonna Giorgina è ancora lì, viva, dentro quel forno sempre acceso che profuma di farina e cannella, che parla di storie di popoli lontani e di una Sicilia antica, che racconta la genuinità e la passione per le cose buone.

 

Un viaggio da quelle parti non può non prevedere una tappa da Aruci, sarà un’esperienza indimenticabile (sono memorabili le degustazioni e i cooking show – accompagnati da ottimi vini locali – organizzati dal giovane Nanni).

 

di Francesco Giamblanco

 

Per saperne di più, ecco i link alla pagina Facebook  e Instagram.

E per goderne (almeno) con gli occhi, ecco alcune magnifiche e appetitose immagini.

 

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