In principio fu il bla bla bla.

La Sinistra non è morta

La Sinistra non è morta

Negli ultimi anni non abbiamo fatto altro che ripetere “La Sinistra è morta!”.

Eppure, una settimana fa, ho visto la Sinistra sotto la finestra di Mimmo Lucano, pronta ad esprimere tutta la propria solidarietà.

Vedo la Sinistra in tutte quelle persone intente ad affermare non tanto “Prima gli italiani o prima gli immigrati” ma “Prima l’integrazione” (che giova agli uni e agli altri).

L’ho vista tante volte (la Sinistra) in tutti quelli che hanno rispettato l’ambiente; perché sì, il Pianeta si sta riscaldando ad una velocità impressionante (che poi questo è prima di tutto buonsenso).

Per non parlare di quanta Sinistra è possibile trovare nell’associazionismo sociale.

La Sinistra è anche in tutti coloro che non dimenticano la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

C’è tanta Sinistra in chi difende la libertà di professare qualsiasi religione, la libertà di esprimere il proprio orientamento sessuale, la libertà di scegliere (nelle prime settimane) se interrompere o meno una gravidanza.

Riguardo a quest’ultimo punto, abbiamo assistito ad estesi e ricorrenti dibattiti, anche a Sinistra. Perché la Sinistra è anche questo, dibattito e confronto. Perché non dimentichiamo che vi sono al suo interno anime atee, cattoliche, agnostiche ecc… con il bisogno di affermare i propri valori. Certo, l’importante è che si ricordi che un matrimonio omosessuale, un aborto o una moschea, rappresentano un diritto e non limitano altre libertà; impedire, invece, il riconoscimento di tali diritti è repressione delle libertà altrui.

Vedo la Sinistra nell’antimafia, quella vera, coltivata giorno per giorno, e non solo due volte l’anno con un post su Fb o con un mazzo di fiori in via D’Amelio e uno a Capaci. E antimafia vuol dire anche contrastare tutte quelle attività illecite (prime fra tutte: armi, droga, rifiuti) delle varie organizzazioni criminali. È vero, siamo dei pesci piccoli in confronto, ma siamo noi ad alimentare “le piovre”.

Ho visto la Sinistra in chi si è battuto per il Lavoro e, soprattutto, per i Diritti del Lavoratore. Dagli schiavi nei campi ai riders nelle città; da chi lavora 10 ore al giorno per 900 euro al mese ai contratti co.co.pro (senza ferie, assenze, malattie); da chi prende lo stipendio inferiore a quello del collega (pur svolgendo le stesse mansioni) a chi rischia il licenziamento a causa della maternità.

La lotta all’evasione fiscale è un tema storicamente di Sinistra. I condoni sono storicamente di destra.

Per me la Sinistra è anche in chi progetta un futuro più vivibile per la collettività, in chi osserva il presente con umiltà e in chi studia e approfondisce il passato con dedizione.

La Sinistra è negli investimenti alla ricerca scientifica (che nel Paese di Galileo, Leonardo, Hack, Montalcini, Fermi, Majorana… dovrebbe essere al primo posto).

Vedo la Sinistra in chi parla di progressività fiscale (e non in chi urla con incoscienza “Meno tasse per tutti!”).

Parlare di consumo sostenibile è di Sinistra.

La Sinistra non ha capi, cavalieri o capitani, ma ha dei rappresentanti, segretari, vice segretari, dirigenti (eletti e, dopo qualche anno, sostituiti) come in ogni democrazia che si rispetti.

La Sinistra è plurale, per questo litiga; e più la società è evoluta e complessa, più la Sinistra diventa plurale con diverse (ma non così tanto) teorie economiche di riferimento; perché, appunto, sono teorie e non verità.

È impossibile quindi identificarla con un unico partito, però è possibile che tutti questi partiti collaborino e trovino dei punti con i quali tessere un programma solido “che non guardi soltanto alle prossime elezioni ma che guardi alle future generazioni”.

La Sinistra è progresso, democrazia, solidarietà, confronto.

La Sinistra è viva.

“Un principio inaccettabile per la sinistra è la riduzione della persona a homo oeconomicus, che si accompagna all’idea di mercato naturalizzato: è il mercato che vota, decide, governa le nostre vite. Ne discende lo svuotamento di alcuni diritti fondamentali come istruzione e salute, i quali non possono essere vincolati alle risorse economiche. Allora occorre tornare alle parole della triade rivoluzionaria, eguaglianza, libertà e fraternità, che noi traduciamo in solidarietà: e questa non ha a che fare con i buoni sentimenti ma con una pratica sociale che favorisce i legami tra le persone. Non si tratta di ferri vecchi di una cultura politica defunta, ma di bussole imprescindibili. Alle quali aggiungerei un’altra parola-chiave fondamentale che è dignità.” (Stefano Rodotà)

 

di Virginia Avveduto

 

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