In principio fu il bla bla bla.

Matteo Salvini e il dizionario della lingua leghista: le 3 parole più usate

Matteo Salvini e il dizionario della lingua leghista: le 3 parole più usate

 

1) Buonista

Secondo il dizionario della lingua italiana (Zanichelli o Treccani non fa alcuna differenza), “buonista” è “colui che ostenta buoni sentimenti, tolleranza e benevolenza verso gli altri (in particolare verso gli avversari)”.

Secondo il dizionario della lingua leghista, fondato e divulgato con cieca costanza da Matteo Salvini, “buonista” (inteso come insulto) è colui che dichiara apertamente la propria contrarietà a idee razziste, violente e omofobe; colui che riflette sulle cose, valutandone cause e conseguenze; colui che ha una cultura e un’intelligenza che gli permettono di esprimere opinioni sensate; colui che prova un profondo senso di imbarazzo (misto a rabbia) di fronte al proliferare del populismo e della involuzione culturale e morale della società.

2) Ruspa

Una volta, era nota come “macchina atta all’escavazione superficiale del terreno, che agisce mediante una robusta lama concava, destinata a incidere e asportare la terra per scaricarla o spanderla”.

Oggi, secondo quanto riportato dal noto dizionario della lingua leghista, per “ruspa” si intende un fantasmagorico strumento metallico su ruote o cingoli (ideato sicuramente in epoca medievale) atto allo sradicamento dal terreno di costruzioni e/o di interi piccoli accampamenti abitati esclusivamente da extracomunitari e rom; l’uso della ruspa è decantato liberamente come un gesto eroico e goliardico, nonostante contenga in sé un palese messaggio di istigazione alla violenza e all’odio razziale (infatti, chi osa schierarsi contro è tacciato di essere un “buonista”, vedi sopra).

3) Casa

È stata sempre definita come “costruzione eretta dall’uomo per propria abitazione, strutturata in un complesso di ambienti, costruiti in muratura, legno, pannelli prefabbricati o altro materiale”.

Eppure, nel solito dizionario della lingua leghista non compare la parola “casa” (da sola); essa è presente in due diverse modalità composte: “casa nostra” e “casa loro”.
Già, perché la lingua leghista è particolarmente attenta (oserei dire ossessiva) nel sottolineare location, habitat e area geografica in cui la “casa” è situata e, ancor più, nel sottolinearne appartenenza, radicamento e proprietà.
Come per la ruspa, anche questa dicotomia sembra essere stata ideata in epoca medievale (forse addirittura prima): epoca in cui il concetto di pietas (ereditato dall’antica Roma) era stato completamente dimenticato e quello di compassione (divulgato dalla buona novella cristiana) era più che mai ignorato; epoca in cui i confini naturali, architettonici, linguistici e culturali erano per ovvie ragioni (evolutive) insormontabili; epoca in cui il raziocinio, il diritto internazionale e l’affermazione dei principi di uguaglianza-libertà-e-fraternità erano ancora un lontanissimo miraggio.

 

*Attualmente, l’Accademia della Taragna (la Crusca leghista) sta valutando di inserire, nel suddetto dizionario, un neologismo di origine anglo-americana recentemente coniato dal Presidente USA Donald Trump, grazie al quale potranno essere spiegate meglio decine di idee e punti del nuovo programma elettorale di Matteo Salvini: Covfefe.

 

di Francesco Giamblanco

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