In principio fu il bla bla bla.

Il voto e i fuori sede: come la legge “favorisce” l’astensione

Il voto e i fuori sede: come la legge “favorisce” l’astensione

Il 4 marzo vorrei tanto andare a votare ma molto probabilmente non potrò farlo. Perché?

Perché sono residente in Sicilia ma vivo in Toscana: sono uno dei tantissimi fuori sede italiani:

– 400.000 per ragioni di studio (università, master, corsi di formazione, specializzazioni, tirocini);

– 1.500.000 per ragioni di lavoro (spesso precario e temporaneo, da non giustificare un cambio di residenza).

Per un totale di circa 2 milioni di persone che vivono lontane dalle loro case d’origine e quindi dai loro comuni di residenza; Bankitalia, in un suo studio, ci ha definiti “pendolari di lungo raggio”.

Da sempre l’Italia è stato un Paese di “nomadi”, persone disposte, per necessità e interessi di ogni genere, a partire e trasferirsi altrove, sia all’estero, sia nelle altre regioni del territorio nazionale. Oggi come ieri, l’alto tasso di disoccupazione e il forte squilibrio economico-sociale che dividono il nord dal sud, continuano ad essere causa di incessanti “flussi migratori”.

Due milioni di cittadini (di serie B) che non possono esercitare il proprio diritto-dovere (civico) nelle città in cui sono domiciliati, in cui vivono stabilmente. Già, perché il nostro ordinamento giuridico non ha mai previsto una simile possibilità.

Anche in occasione dell’approvazione della più recente Legge elettorale, è palesemente mancata la volontà politica di approvare gli emendamenti diretti a cambiare lo status quo (che non sono di certo mancati). La soluzione proposta era davvero semplice: o attraverso il cosiddetto early voting, cioè la possibilità di votare per posta o allestendo un seggio nel Comune di domicilio.

Basti pensare che attualmente in tutti gli altri Stati europei è possibile farlo (nelle elezioni danesi del 2007, 11 anni fa, il 5% del corpo elettorale ha utilizzato l’early voting).

L’Italia, come sempre, sta molti passi indietro, vive una situazione anacronistica e difficilmente tollerabile.

Infatti, per poter votare, quei 2 milioni di elettori (fra cui io e chissà quanti di voi che stanno leggendo queste righe) dovrebbero sobbarcarsi viaggi (e costi) al limite del possibile: non tutti abbiamo il tempo e soprattutto le possibilità economiche; poco valgono le agevolazioni offerte per l’occasione (esclusivamente per gli spostamenti in treno).

Così, spesso rinunciano, arrendendosi (quasi forzatamente) all’astensione.

Oltretutto appare davvero paradossale come, ormai da molti anni, sia possibile esercitare il diritto di voto anche dall’estero (possono farlo addirittura gli studenti Erasmus).

E quindi la domanda (e la rabbia) sorge spontanea: da Londra sì e da Milano no? Da Madrid sì e da Firenze no? Quale misterioso ragionamento potrà mai giustificare una simile asimmetria, una simile ingiustizia?

I tempi sono assolutamente maturi per attuare questo importante cambiamento (basti pensare ai mezzi tecnologici che abbiamo a disposizione), la nostra classe politica, evidentemente, no.

 

Per chi volesse contribuire attivamente, può condividere il presente articolo e firmare la petizione lanciata su Change.org dal comitato “Io voto fuori sede” (al link qui sotto). Grazie. 

Petizione su Change.org

Francesco Giamblanco

*fonte: La Stampa

 

leggi anche: “Dimmi come voti e ti dirò chi sei: i 7 elettori tipo”

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3 thoughts on “Il voto e i fuori sede: come la legge “favorisce” l’astensione”

  • Domanda forse stupida: ma non ci sono più i biglietti del treno gratuiti per i fuori sede che vanno a votare a casa?
    Ricordo ci fosse una cosa simile quando studiavo io, ma era tanti anni fa (ovviamente non che questo giuatificherebbe l’assurdità di non fare votare i fuori sede nella città in cui sono domiciliati).

    • Sì che ci sono. Il probelma è che spesso lo sconto non è abbastanza. Oltre al problema economico, solitamente ci sono problemi legati alla distanza e dunque al tempo di viaggio, oltre che agli impegni lavorativi e di studio. Immagina chi dovrebbe fare in treno Milano-Palermo andata e ritorno in appena due giorni. Oggi esistono tutte gli strumenti possibili per risolvere il problema del voto a distanza. Manca, come ho detto nell’articolo, la volontà politica.

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