In principio fu il bla bla bla.

Una palla lunga e verbosa su quanto è nazista Salvini

Una palla lunga e verbosa su quanto è nazista Salvini

Per mesi ho sbuffato infastidito di fronte a chi accusava il fronte grillo-leghista di essere fascista o nazista. Mi sembrava una semplificazione del problema che voleva annullare alcune istanze positive, soprattutto economiche, del Movimento 5 Stelle, per restare nel rassicurante alveo neoliberista in cui, sciaguratamente, è precipitata la sinistra.

Allora mi son detto: caprone, hai studiato storia, prova a vedere se c’entrano qualcosa o no. Infatti.

La cosa che balza di più all’occhio da mesi è l’iperattivismo contro l’immigrazione. È la cifra distintiva del nuovo governo. C’entra qualcosa col fascismo? Uhm… direi che c’entra molto di più col nazismo. Non tanto, o non solo, per il chiaro razzismo di fondo, ma perché l’individuare nell’immigrato il problema di ogni nostro male è del tutto simile alla POLITICA DEL CAPRO ESPIATORIO con cui i nazisti videro negli ebrei l’origine di ogni male. Certo, non siamo agli stessi terribili esiti né li raggiungeremo mai (ma gli esiti si comparano alla fine, noi siamo solo all’inizio), ma la visione originaria è identica.

Beh, mi son detto, è solo un elemento, poi? Un altro tratto che unifica fra loro le due forze al governo è il cosiddetto sovranismo. Che poi non si capisce bene cosa voglia dire (Monetario? Decisionale? Culturale?), ma si capisce benissimo da dove arrivi: da un enorme risentimento verso l’Europa, le cui politiche economiche e monetarie vengono individuate -a torto o a ragione ora non importa- come la causa principale del nostro stato di crisi. O la seconda dopo gli immigrati, certo. Sembra di tornare in Germania, a Weimar, quando le clausole punitive del Trattato di Versailles e le ingenti riparazioni di guerra da pagare generarono quel RISENTIMENTO VERSO LE AUTORITA’ ESTERNE che mise benzina nel motore nazista. Maastricht come Versailles quindi? Mah, è chiaro che le situazioni dei due Paesi non sono per nulla simili, perché la Germania di Weimar era molto più a pezzi dell’Italia di Toninelli, ma le pulsioni nell’opinione pubblica sembrano davvero simili.

Vabbè, meno male che almeno c’è la cultura, verrebbe da dirsi. Invece no. Anche senza scomodare Goebbels e i roghi dei libri, la diffidenza se non proprio l’OSTILITA’ del nazifascismo VERSO LA CULTURA derivava dall’individuarla come culla del pensiero pluto-socialista, ovvero di quella elìte generalmente ebraica che si occupava dei problemi dei più poveri. Tipo Saviano. Ma no dai, che vado a pensare. Tipo Gad Lerner.

Più in generale però, quell’ostilità era parte di un progetto più ampio messo in atto dal fascismo prima e dal nazismo poi, un progetto solo retorico ma che grande importanza ebbe nella propaganda, ovvero la POLITICA ANTIBORGHESE. L’uomo nuovo fascista veniva visto come l’energico rappresentante di una nuova stirpe che avrebbe spazzato via i costumi ormai decadenti della borghesia fino ad allora trionfante. Ammennicoli come la democrazia rappresentativa sarebbero stati spazzati via per procedere al totale ugualitarismo dell’uomo nuovo nazifascista (sì, in questo somigliavano un po’ ai rossi). Fa qualcosa di simile il grillo-fascismo? Boh, non lo so. Certo questi, siano essi benedetti dall’acqua di Pontida o dal sacro fuoco digitale di Rousseau, un po’ da uomini nuovi se la tirano. E molto ce l’hanno con le borghesie, soprattutto culturali, dei centri cittadini.

Perché poi alla fine, e potrebbe essere la cosa che preoccupa di più, la vera cosa che hanno in comune con “quelli là” è la base sociale del consenso, questa ALLEANZA CORPORATIVA tra il sottoproletariato deculturato delle periferie e delle province e la fascia alta della produzione industriale. In Italia il fascismo nacque così, i soldi dell’alta borghesia (spaventati dal socialismo) finanziarono la nascita delle squadracce e la diffusione nera tra la massa contadina, misera e ignorante. Oggi la massa contadina non esiste più, ma, in quanto a miseria e ignoranza (sia essa di pochi libri o di analfabetismo culturale), il sottoproletariato precario ci somiglia abbastanza. In quanto ai soldi dell’alta borghesia…non so, speriamo che la flat tax non significhi proprio quella roba lì.

Dice, vabbè calma, resta il fatto che senza due come Mussolini e Hitler tutto quel casino non sarebbe successo. Possibile. Ma le figure di Mussolini e Hitler, prima di tutto, vogliono dire il CULTO DEL CAPO. Che è poi una cosa, in politica e in altri ambiti, mica solo fascista, però diciamo che avere grande capacità comunicativa, sembrare un uomo forte, non temere la violenza verbale, semplificare il dibattito pubblico per renderlo più comprensibile e snocciolare tutti i temi elencati prima come fossero la panacea contro ogni male, certifica la presenza di un classico “capo fascista”. Beh allora tranquilli, noi mica ce l’abbiamo, no?!

Ok, è chiaro che i mondi sono diversissimi, gli antidoti che abbiamo sono molto maggiori: questi sono solo alcuni punti di somiglianza in alcune dinamiche che creano il consenso, magari ce ne saranno altri e altrettanti che invece differenziano le due realtà storiche (su tutte, non mi pare che l’Italietta attuale abbia una VOLONTA’ DI POTENZA in qualche modo paragonabile a quella tedesca di quegli anni là, figlia dell’epoca guglielmina e del fatto che l’allure di Wagner era un po’ più figo di quello di Gigi D’Alessio. Inoltre viviamo in un’epoca in cui il concetto di “Weltanschauung” si può applicare al massimo al calcio).

Però il dibattito, anche senza fare i soloni che gridano “attenti”, mi sembra quantomeno interessante. Oppure no, che poi in fondo è sabato, è estate e si va al mare. Io volevo solo giustificare a mia madre i soldi spesi (male) per l’Università e sbocciare qualche termine figo tipo “allure” e “Weltanschauung” (ovviamente copi-incollato da Wikipedia).

 

di Christian Poli

 

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