In principio fu il bla bla bla.

Sicilia, laboratorio politico: dalla Magna Grecia a oggi

Sicilia, laboratorio politico: dalla Magna Grecia a oggi

C’è chi, ad ogni tornata elettorale, usa la Sicilia come esempio di laboratorio politico e chi, invece, prende le distanze da questa affermazione, considerandola più un luogo comune.

Tra le due posizioni, a mio parere, la prima si avvicina maggiormente alla realtà.

Che abbia effetti fallimentari o rivoluzionari, quello siculo può essere considerato a tutti gli effetti un laboratorio: ripercorrendo la storia, infatti, ci troviamo spesso di fronte a un’officina, un opificio di sperimentazioni, alchimie, alleanze, compromessi e nuovi inizi.

E quando dico “ripercorrendo la storia”, mi riferisco a una storia millenaria, affascinante, curiosa, misteriosa e spesso drammatica.

Nell’VIII sec. a.C, quando i greci colonizzarono l’Isola, diedero inizio alla prima grande rivoluzione culturale del Mediterraneo prima e dell’Europa poi: con la nascita delle poleis in Sicilia, l’Europa occidentale entra in una nuova fase culturale in cui il termine “città” diventa sinonimo di “civiltà”. Con la dominazione ellenica (anticipata probabilmente da quella fenicia, e prima ancora da quella sicana), la Trinacria divenne la prima società multietnica di tutto l’Occidente.

Compiendo un lungo salto, ci spostiamo nel 1130 d.C., quando dal Palazzo dei Normanni, sotto la guida di Ruggero II, venne proclamato il Regno di Sicilia: è in questo momento che si può parlare del primo Parlamento in senso moderno. Subito dopo, grazie a Federico II, fu esteso l’accesso parziale in Parlamento anche alla società civile, così che il Regno di Sicilia può addirittura essere considerato il primo Stato moderno della storia d’Europa.

Oltre alle rivoluzioni e ai cambiamenti radicali positivi dell’età antica, la Sicilia ha vissuto, in età moderna (ecco un altro grande salto) la vergogna del secondo dopoguerra. Con la caduta del fascismo e lo sbarco degli alleati, nella terra delle alleanze e delle proficue alchimie, si ebbero inquietanti collaborazioni tra mafia (considerata in quel momento come il “male minore”) e alcuni esponenti della nascente DC, allo scopo di garantire l’ordine e di evitare ricadute di stampo fascista e l’espansione del comunismo (il Pci, infatti, aveva un buon successo nell’Isola).

Tuttavia, su queste ultime affermazioni sono ancora in atto accesi dibattiti storico-politici, dato che la documentazione disponibile non è ritenuta sufficiente. Una cosa però è certa: Cosa Nostra, indebolita dal fascismo, all’indomani del ‘43 tornò più potente e più pericolosa di prima.

E ora veniamo ai “giorni nostri”. Come in tutte le cose, ogni medaglia avente la faccia dell’ignominia, possiede inevitabilmente anche quella del riscatto: infatti, nei primi anni ‘80, lo Stato decide finalmente di combattere la Mafia, partendo proprio dalla Sicilia, con il nobile lavoro (che poi diviene sacrificio) di Falcone, Borsellino e di tantissimi altri grandi uomini della Legalità; ed è così che, per la prima volta, vedono la luce l’azione e la cultura dell’Antimafia.

Nel 1994, la solida fortezza della DC sicula viene espugnata dal cavaliere di Arcore che, dalla Fiera del Mediterraneo, dà il via alla campagna elettorale che lo porta alla vittoria, cui consegue una nuova epoca di declino culturale e politico per l’intero Paese.

È nel 2012 che l’appena nato M5s ottiene un enorme consenso alle regionali siciliane, sfiorando il 20% dei voti e anticipando così il famoso boom delle politiche del 2013, le quali vedono l’impressionante ascesa del movimento, al punto da divenire, in pochi anni, il secondo partito del Paese.

Un piccolo esperimento (fallimentare) è il cosiddetto “modello Crocetta”, di cui in origine si auspicava l’estensione a livello nazionale. Nel 2012 infatti, con la vittoria di Rosario Crocetta alle regionali, mancando i numeri per governare, si ottiene un sostegno esterno tra le fila del M5s. La stessa operazione però non va poi a buon fine a Montecitorio, quando Bersani, a capo del debolissimo governo di centro-sinistra, cerca invano il sostegno dei grillini.

Nelle ultime elezioni del 2017, le alchimie sono molteplici: a sinistra vediamo le prove generali di coalizione tra Sinistra Italiana, Mdp e Possibile, capitanata da Claudio Fava; a destra invece, con esponente Musumeci (e le ormai note liste di impresentabili), assistiamo all’alleanza tra Berlusconi, Salvini e Meloni.

Nel frattempo i renziani, con la candidatura fantasma di Micari, sembrano trascurare la possibilità di voler sfruttare la Sicilia come luogo di sperimentazione, applicando invece il modello romano (con Giachetti vs Raggi): lasciare che gli altri vincano oggi in modo tale che perderanno domani (alle politiche del 2018).

Il laboratorio è sempre aperto: l’esperimento continua.

 

Virginia Avveduto

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