In principio fu il bla bla bla.

Sacchetti a pagamento per favorire l'”amica” di Renzi? Facciamo chiarezza

Sacchetti a pagamento per favorire l'”amica” di Renzi? Facciamo chiarezza

 

Dal 1° gennaio 2018 è entrato in vigore l’obbligo di utilizzo di sacchetti biodegradabili per gli alimenti freschi e sfusi (in particolare al reparto ortofrutta dei supermercati), a pagamento per i consumatori.

Ed è subito montata la polemica, non ambientale o economica (a parte qualche lamentela e tanta ironia per l’irrisorio rincaro sulla spesa – 2 centesimi a sacchetto) ma, come sempre, politica.

Alcuni quotidiani, infatti, hanno lanciato l’allarme, che è immediatamente divenuto di dominio pubblico: si accusa il Governo di aver favorito, con l’approvazione della Legge in questione, un’azienda “amica” di Matteo Renzi.

Ma quanto c’è di vero in questa affermazione? Quanto è sensata la polemica di queste ore?

Non è mia intenzione fornire risposte affrettate; provo esclusivamente a spiegare e riassumere, brevemente, i punti salienti della vicenda, per fare chiarezza; così che ognuno possa farsi un’idea e trarre le proprie conclusioni.

1) E’ stato il Governo Gentiloni, con un emendamento inserito nel Dl Mezzogiorno a imporre il diktat in oggetto, ottemperando a una direttiva comunitaria del 2015; i più però sostengono che tale direttiva non prevedeva in modo precipuo l’obbigo introdotto dalla Legge, ma aveva soltanto l’obiettivo di ridurre l’utilizzo di plastiche dannose per l’ambiente.

2) Sulla normativa non esiste ancora una piena chiarezza in merito ai benefici ambientali che essa dovrebbe comportare. In pratica c’è ancora molta confusione sui dati relativi ai rapporti tra la diminuzione del consumo di sacchetti, gli effetti sull’inquinamento e gli aspetti igienico-sanitari: si attendono dunque pronunciamenti unitari da parte dei ministeri dello Sviluppo Economico, dell’Ambiente e della Salute.

3) Ma veniamo all’aspetto saliente, quello intorno a cui è montata la polemica e per cui il web si è pronunciato senza mezzi termini. Chi è l’”amica” di Renzi? E cosa c’entra con questa storia? Si chiama Catia Bastioli ed è la ad della Novamont, leader italiana delle aziende che producono bioplastiche.

Secondo quanto riportato da Il Fatto Quotidiano, la Bastioli nel 2011 ha partecipato alla Leopolda e nell’aprile 2014, due mesi dopo l’insediamento di Matteo Renzi a Palazzo Chigi, è stata da lui nominata presidente della partecipata pubblica Terna. A metà novembre 2017, poi, il segretario Pd durante il suo tour in treno ha visitato l’azienda e incontrato a porte chiuse i vertici.

Se è vero che oggi sul mercato ci sono diverse aziende chimiche attive a livello mondiale e dunque la Novamont non è di certo l’unico produttore di bioplastica (lo conferma Stefano Ciafani direttore generale di Legambiente, associazione di cui la Novamont è da anni partner) è anche vero che la misura legislativa appena entrata in vigore farà lievitare il giro d’affari di queste aziende (il cui mercato stimato è di 100 milioni di Euro l’anno) e, inevitabilmente, della Novamont.

 

Francesco Giamblanco

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