In principio fu il bla bla bla.

ESTATE PUT**NA

ESTATE PUT**NA

La coda in macchina, la coda dal gelataio, la coda in aeroporto, la coda al bancomat, la coda in pizzeria, la coda per la doccia al lido, la coda in farmacia per lo Xanax, la coda del cane che scodinzola e abbaia, la coda che i capelli sciolti mi fanno sudare.

Il sudore che imperla la fronte, il sudore che gocciola dentro il piatto mentre stai mangiando, il sudore freddo quando senti i tuoi amici dire “non sono razzista ma…“, il sudore che diventi scivoloso come una lottatrice nel fango, il sudore del tizio accanto a te sul bus, il sudore che lascia l’alone sul divano che neanche la sacra Sindone, il sudore che accendi l’aria condizionata e ti becchi la broncopolmonite, il sudore che pare t’abbiano lanciato un secchio d’acqua.

L’acqua fredda, l’aqua brodino, l’acqua agitata, l’acqua salata, l’acqua piena di meduse, l’acqua inquinata, l’acqua che c’hanno fatto pipì 853 bambini, l’acqua in cui sono morti 1400 migranti, l’acqua che sa di cloro, l’acqua gelata che ti viene la congestione, l’acqua nella bottiglia tutto il giorno al sole che è peggio che bere sabbia.

La sabbia nelle scarpe, la sabbia sul letto, la sabbia nelle mutande, la sabbia sul telo mentre fai La settimana enigmistica, la sabbia lanciata negli occhi dal vento, la sabbia tirata con forza dai ragazzini stanchi di costruire castelli, la sabbia sotto cui nascondere la testa per non guardare cosa succede sopra la sabbia, la sabbia tra i denti insieme all’anguria, la sabbia piena di insetti.

Insetti orribili, pappatacei fastidiosi, pulci ballerine, scarafaggi croccanti, zanzare assassine, blatte subdole, calabroni kamikaze, cimici puzzolenti, cavallette giganti, vermi viscidi, parassiti al governo, mosche stalker, api ronzanti e cicale cantanti che neanche i peggiori tormentoni.

I tormentoni di Alvaro Soler, Enrique Iglesias, Fedez, J-Ax, Rovazzi, Matteo Salvini, Baby K, Giusy Ferreri, la capoeira, il fuego, i te quiero, la baciata, la macarena, la lambada, i balli di gruppo, i karaoke, le bugie, le promesse mai mantenute, i rumori. E non riesci a prendere sonno.

Il sonnellino sulla sdraio scomoda, le nottate afose nel letto con le lenzuola bagnate, il riposino sull’amaca che se ti muovi cadi male, la siesta con le gambe al sole e la testa sotto l’ombrellone, la pennichella pomeridiana che ancora devi digerire i porti chiusi e i peperoni.

E la parmigiana, gli spaghetti allo scoglio, il panino di notte, la granita con la brioche, il caffè freddo, la birra, i ricci, l’arancina, la frittura di calamari, le cruditè, le zucchine, il semifreddo, l’insalata di riso, l’olio di ricino, gli avanzi, i buffet dei matrimoni.

I matrimoni, l’invito, il regalo, la giacca e la cravatta, i tacchi, i ventagli, le ascelle, il vino caldo, la chiesa austera, la marcia nuziale, il prete pedofilo, la temperatura sul cruscotto, le vesciche sui piedi, il pianobar, il video, di nuovo il karaoke, l’amore eterno, i selfie.

I selfie ustionati, i selfie con le bancarelle alla festa del patrono, i selfie sugli scogli coi piedi sanguinanti, i selfie coi turisti ancora in coda, i selfie mentre sbadigli, i selfie sudati, i selfie con l’ambulante sulla spiaggia, i selfie con i ragazzi vestiti di nero che picchiano l’ambulante sulla spiaggia, i selfie col cocktail in mano un minuto prima di metterti alla guida, i selfie alla rimpatriata della terza media, i selfie in barca mentre vomiti, i selfie coi parenti, i selfie con la pizza, i selfie coi vicini di ombrellone, i selfie con le valigie, i selfie con le punture di zanzara, i selfie mentre dormi in discoteca, i selfie al tramonto in controluce che tu manco ti vedi, i selfie con le infradito, i selfie al largo mentre uno squalo ti azzanna un piede, i selfie col telegiornale muto, i selfie con la radio spenta, i selfie col quotidiano usato per accendere il falò, i selfie sorridenti, i selfie di quest’Estate 2018.

di Francesco Giamblanco

 

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