In principio fu il bla bla bla.

Pronunciamo a voce alta i loro nomi

Pronunciamo a voce alta i loro nomi

Noi che viviamo sicuri nelle nostre tiepide case non abbiamo una minima idea dell’inferno che vivono queste persone.

Persone che, una volta messo piede su un gommone, perdono la propria identità, la propria storia, il proprio passato, diventano dei nessuno.

Agli occhi di milioni di italiani sono solo invasori che vogliono imporci la loro cultura, rubarci il lavoro e vivere a nostre spese in lussuosi hotel.

Allo stesso modo, perdono l’identità, assumendone una distorta, tutti i soccorritori che lavorano coraggiosamente sulle navi che salvano migranti e ripescano i corpi dei dispersi.

Agli occhi di milioni di italiani sono criminali amici degli scafisti, sciacalli del mare pronti a infrangere la legge.

E poi ci sono i giornalisti che, anziché narratori e testimoni di storie – spesso terribili e disumane -, per molti italiani non sono altro che “sinistroidi buonisti” complici dei poteri che vogliono strumentalizzare il fenomeno dell’immigrazione.

Adesso basta. Restituiamo voce alla verità, restituiamo a queste persone il loro nome, restituiamo al loro operato il valore che merita, restituiamo a tutti loro la dignità calpestata.

Oggi voglio pronunciare a voce alta tre nomi:

Josefa (non si conosce il cognome) è il nome di una donna, una migrante originaria del Camerun soccorsa oggi, unica sopravvissuta all’ennesimo naufragio in acque libiche, trovata in stato di ipotermia per essere rimasta aggrappata ad una tavola galleggiante per oltre 48 ore, sotto shock per aver visto molte altre persone, compresi dei bambini, morire annegate.

Annalisa Camilli è il nome della giornalista italiana di Internazionale che era a bordo della nave, ha assistito al salvataggio e ha documentato questa storia.

Javier Filgueira è il nome del soccorritore della Open Arms che si è tuffato in acqua dalla lancia di soccorso, con la speranza di trovarla viva, è spagnolo e ha 25 anni; le sue parole dopo averla salvata sono state: “Quando le ho preso le spalle per girarla speravo con tutto il mio cuore che fosse ancora viva”.

 

di Virginia Avveduto

(foto copertina: Repubblica.it)

 

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