Per ogni Ong che specula sui viaggi della speranza;

per ogni vigile del fuoco che appicca un incendio per poter lucrare sull’emergenza;

per ogni imprenditore che ride pochi minuti dopo una scossa di terremoto, sfregandosi le mani in vista degli appalti per la ricostruzione;

per ogni prete pedofilo che oltraggia per sempre l’esistenza di un bambino;

per ogni politico corrotto, colluso, disonesto.

Per ognuno di loro, ve ne sono altre decine, centinaia, migliaia che salvano vite in mare, che spengono il fuoco rischiando la propria vita, che piangono quei morti e quelle macerie, che seguono un percorso di umiltà e moralità, che servono la Cosa Pubblica nel rispetto delle regole.

 

Prendete ad esempio il “falso sillogismo” secondo cui “siccome tutti i terroristi sono musulmani, allora tutti i musulmani sono terroristi”. Niente di più falso in termini di logica (basta rileggerlo per capirne il motivo) e soprattutto niente di più assurdo da un punto di vista storico, sociologico, statistico, valoriale.

Provo a fare un altro esempio: mentre alcune cellule tumorali alterano la funzionalità dell’organo in cui si trovano, miliardi di altre cellule sane lavorano e combattono per permettere la guarigione e ripristinare la corretta funzionalità di quell’organismo.

Dunque, ecco che ritorna la formula sillogistica: come non affermiamo che quella persona È quel cancro ma HA quel cancro, NON possiamo né dobbiamo affermare che quella categoria (preti, Ong, vigili, imprenditori, politici, musulmani) È il problema ma che quella categoria HA un problema.

 

Parlo di una cosa estremamente semplice (in teoria), eppur difficilissima nella pratica: saper distinguere, riuscire a non generalizzare, evitare di cadere nella facilissima ma pericolosa tentazione di “far di tutta l’erba un fascio”.

 

In quest’epoca in cui “legioni di imbecilli” hanno ormai assoluta libertà di esprimere opinioni e giudizi su tutto, la generalizzazione è diventata una moda, una vera e propria prassi metodologica che, per ignoranza, disattenzione o malfidata intenzione, vizia alla base l’analisi di un problema, confondendone gli aspetti e annebbiandone i sintomi; ne consegue un inestricabile pasticcio, una estenuante corsa ad ostacoli nella ricerca della verità e della soluzione.

 

“Occorre fare attenzione a non lasciare che i crimini commessi da singole persone o da piccoli gruppi ci facciano cadere nella trappola delle “generalizzazioni”, in modo che questi atti condizionino il nostro modo di guardare a intere popolazioni, intere regioni e religioni”. (Kofi Annan)

 

Virginia Avveduto e Francesco Giamblanco

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