In principio fu il bla bla bla.

Parliamo di Europa: intervista a Marco Cappato

Parliamo di Europa: intervista a Marco Cappato

Il mese scorso si è tenuto a Milano il congresso fondativo di +Europa, che ha visto la partecipazione di oltre duemila persone. Dopo tre giorni di riunioni e discussioni, con il 55% dei voti, è stato eletto segretario Benedetto Della Vedova, seguito da Marco Cappato (30%) e Alessandro Fusacchia (14%).

L’elezione è avvenuta in un’atmosfera di forte malcontento, a causa di alcune accuse di “pratiche di voto organizzato ritenute illegittime e illegali” che avrebbero condotto alla vittoria di Della Vedova. Ragioni che hanno spinto l’ex candidato Marco Cappato a lasciare la dirigenza del partito.

Tuttavia, appena pochi giorni prima del congresso, l’amico di Se questo è un BLOG, Vincenzo Giuseppe Perricone, ha avuto il piacere di intervistare Cappato, per parlare con lui di Europa e europeismo.  

 

Buonasera, parlo con Marco Cappato, candidato alla segreteria di +Europa, mi dica perché “+Europa”?

Lo Stato nazionale è impotente ad affrontare le grandi questioni del nostro tempo. Come si può dare una risposta alle persone sulle finanziarie internazionali, sulle cause delle migrazioni, sul surriscaldamento globale… ? È l’Italia che risolve i problemi? Ovviamente no. Allora bisogna rafforzare i meccanismi di decisione che vanno anche oltre lo Stato nazionale, e rafforzarli vuol dire anche renderli più democratici perché spesso democratici non sono. Quindi +Europa vuol dire anche un’Europa migliore: più democratica e più capace di rispondere alle esigenze dei cittadini, di migliorare la qualità dell’ambiente e della vita.  

 

Come vede tutto il percorso che i partiti tendenzialmente pro europei stanno compiendo in vista delle elezioni europee?

‘Partiti pro europei’ è una cosa che vuol dire poco, perché bisogna avere delle iniziative concrete per affermare l’Europa. Quindi una generica posizione pro europea è debole sul piano politico.

Per renderla forte bisogna spiegare alle persone come e in che cosa l’Europa può migliorare la loro vita.  

 

L’Unione Europea fa da tempo la ‘Mappatura del costo della non Europa’. Il problema è che è sempre stato un documento accessibile online poco sponsorizzato.

Sicuramente c’è un problema di informazione relativa all’Europa, anzi spesso molti problemi nazionali vengono scaricati, con leggerezza o con demagogia, sull’Europa… Però è anche vero che non basta spiegare l’Europa così com’è (per giustificare tutto).

Ti faccio un esempio: il Consiglio Europeo è un organo legislativo, decide in segreto: la gente non sa chi ha detto cosa, chi è a favore, chi è contro… Non si può accettare.

Noi che amiamo l’Europa non possiamo accettare che l’Europa venga utilizzata dagli Stati nazionali per nascondere la responsabilità delle loro decisioni. Ecco perché informare sull’Europa non basta, la conoscenza è l’elemento fondamentale, però bisogna riformare oltre che informare.  

 

Come +Europa affronterà la questione dei diritti civili? Storica battaglia radicale che in un percorso di nuovo partito rischia magari di passare in secondo piano.

Io credo che sulle questioni delle libertà e dei diritti civili, la stragrande maggioranza degli italiani, inclusi i cattolici, sia d’accordo. Quindi basterebbe spiegare, nel modo più rispettoso possibile della sensibilità e della fede religiosa di ciascuno, che i diritti non tolgono niente a nessuno.

L’esistenza dell’istituto del testamento biologico, ad esempio, non danneggia nessuno, ognuno è libero di utilizzarlo o meno. E in tal senso anche i cattolici sanno essere laici: se in un determinato problema guardano all’esercizio della responsabilità e della libertà di ciascun cittadino.

Poi ovviamente c’è chi tende a usare la religione come strumento di potere, e lo fanno sia i cattolici che i laici, per affermare le proprie convinzioni e la propria appartenenza politica, per avere la legittimazione popolare che altrimenti non saprebbero più dove trovare (pensate a quelli senza identità, che in un anno hanno cambiato dieci volte partito).

Ecco, questi sono clericali, non sono cattolici. Contro i clericali… lotta senza quartiere.  

 

di Vincenzogiuseppe Perricone

(immagine di copertina fonte Panorama.it)

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