In principio fu il bla bla bla.

Molestie sessuali e social Inquisizione

Molestie sessuali e social Inquisizione

 

È scoppiato lo scandalo. Che poi, che “scandalo”? Abbiamo finalmente sollevato il tappeto e visto tutta la polvere che per anni e anni ci avevamo nascosto sotto.

Il sistema del do ut des era noto a tutti, da sempre, è vecchio come il mondo. E ancor di più nel magico mondo dello spettacolo, nel luccicante olimpo delle star; in quell’ambiente lì è l’ABC: molestie, ricatti, favori sessuali in cambio di una parte, di una carriera; da avviare o da stroncare per sempre.

Per fortuna, dunque, lo scandalo c’è stato e ora tutti ne parlano. Per fortuna i tempi sono maturi per spazzare via la polvere alla luce del sole. Per fortuna le vittime, insieme, col tempo, hanno trovato il coraggio di denunciare, di urlare al mondo l’ingiustizia subita, l’orrore provato.

E che nessuno osi concedersi dei se e dei ma: perché le vittime sono vittime e basta; perché chi siamo noi per dire e perché non hanno denunciato subito?; che nessuno provi a insinuare che quella lì se l’è cercata; perché il do ut des può pur essere vecchio come il mondo ma non significa che sia giusto, non vuol dire che andasse tollerato ancora a lungo.

Tutto sacrosanto, sottoscrivo ogni parola.

Un dubbio però dovete concedermelo, anzi, me lo concedo: lo stiamo facendo nel modo giusto? Denunciare, commentare, condannare. È così che si fa? È qui che si fa?

Ricapitoliamo: all’indomani del caso Weinstein è scoppiato il caso Argento, il caso Placido, il caso Spacey, il caso Hoffman, il caso Tornatore e chissà quanti altri ne scoppieranno ancora. Uno dopo l’altro, su pagine di giornali, servizi dei tg, blog e social, continuano a spuntare, come funghi, nuovi racconti e nuove vittime e nuove accuse e nuovi nomi e nuovi intimi dettagli sbiaditi dal tempo.

Lo scandalo, quello che inizialmente ci aveva (giustamente) disgustati e coinvolti emotivamente, sta diventando, giorno dopo giorno, una mera caccia alle streghe. Siamo assetati e, allo stesso tempo, sazi di nuovo gossip; l’iniziale “effetto stupore” sta diventando consuetudine, il disgusto sta diventando abitudine.

Sarà forse per la mia de-formazione di stampo giuridico, ma sono certo che qualsiasi (grave) accusa vada denunciata nei modi, nei tempi e, soprattutto, nelle sedi opportune; abbiamo superato da un pezzo il sistema inquisitorio, abbiamo conquistato da tempo il diritto al contraddittorio e a una sentenza terza e imparziale, fondata sulla certezza della prova.

Invece sembra di vivere in un Medioevo 3.0, in una immensa piazza virtuale al centro della quale troneggia una gogna lignea, circondata da milioni di individui sordi e ciechi, dotati soltanto di voce per urlare e dita per cliccare; individui senza il minimo interesse per la verità, senza compassione per le presunte vittime, nè per i presunti colpevoli.

La molestia, la diffamazione, l’inviolabilità del corpo e della psiche, la dignità dell’essere umano, sono concetti troppo importanti e delicati per essere dati in pasto a masse (o branchi) informi di opinionisti senza intelletto, spinti dall’umore del momento, dalla simpatia e dall’antipatia, dall’invidia e dalla rabbia repressa.

Si rischia la banalizzazione del male, lo svuotamento delle coscienze, l’involuzione della specie.

 

Francesco Giamblanco

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