In principio fu il bla bla bla.

LORO siamo noi: la parabola di Sorrentino su Berlusconi e gli italiani

LORO siamo noi: la parabola di Sorrentino su Berlusconi e gli italiani

Una pecora si accascia a terra, morta, sopraffatta dal gelo: quello proveniente dall’aria condizionata nel salone di una villa, ma anche quello trasmesso dalle immagini trash e ripetitive di una Tv accesa.

Basta questa prima scena di Loro per capire che Sorrentino non vuole dirigere un film politico nel senso “documentaristico” e “storico” del termine, ma un film politico dal punto di vista umano e antropologico: attraverso un linguaggio onirico e profondamente simbolico.

Silvio Berlusconi non è solo una persona, un imprenditore, un politico: è un sistema complesso di eventi, di scelte, di meccanismi umani. Silvio Berlusconi è l’artefice e allo stesso tempo la vittima di quel sistema. È la metafora di un’epoca, di un preciso momento sociale e culturale.

Sorrentino (regia-soggetto), Contarello (sceneggiatura), Servillo (protagonista) e Bigazzi (fotografia) tornano in sala con una magnifica opera (doppia) che di sicuro confonde e divide, perché non spiega ma suggerisce e insinua. Perché osa.

Lo hanno definito “pornografico”, “eccessivo”, “volgare”: io l’ho trovato potente, satirico, anche deliziosamente parodico. E non nel senso macchietistico del termine.

Per restituire quei personaggi lì, il loro agire sfrontato e decadente, il loro non-senso del pudore, serviva necessariamente un linguaggio forte, visionario, divertente, disturbante: perché se le cose non sono andate esattamente così, di sicuro così le abbiamo immaginate.

Il sesso, la droga, la prostituzione (fisica e intellettuale), i bassi istinti, il potere, l’egocentrismo, l’adorazione, l’autocelebrazione, le cene, le barzellette, le canzoni, la dignità, il denaro, la politica, il rancore: creano un turbinìo impazzito che investe come un uragano, anzi come un terremoto, le fondamenta del nostro Paese. Le immagini dell’Aquila che trema per quasi 30 interminabili secondi, raggelando la sala, piombandola nel silenzio, sono forse il momento più realistico e allo stesso tempo simbolico di tutto il film.

Se è vero che Loro è un film che parla di lui e della sua corte (di nani e ballerine, di politici venduti e imprenditori falliti, di venditori di sogni e compratori di bugie) è ancor più vero che Loro è un film sulla paura, sull’amore che finisce, sulla vecchiaia, sulla solitudine e sulla morte.

Loro è lui, Loro è loro, Loro siamo noi, che c’eravamo prima, che c’eravamo durante e che ci siamo ancora, immobili e silenziosi, tra le macerie.

 

Francesco Giamblanco

 

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