Questa Estate, come Morandi siamo stati costretti a volare, come i calciatori di serie A siamo entrati nei bar senza pagare e, come la Ferragni in Sicilia, abbiamo ordinato un croissant, che in realtà era una brioche, anzi, una “brioscia”.

Abbiamo pronunciato solo parole che finiscono per -ito, come despacito, suavecito, infradito, mojito, passito, stordito e, a 48° sotto il sole, dopo un pranzo di 6 ore, stecchito.

Abbiamo fatto i conti con un evento anomalo e inaspettato: il caldo (che solitamente arriva a dicembre, di certo non ad agosto); un caldo così caldo che, mentre l’anno scorso l’hanno chiamato Caronte, quest’anno è diventato Lucifero, che più di così non si può: neanche Dante saprebbe trovare un nome per il caldo ancora più caldo che di sicuro ci attanaglierà l’anno prossimo.

Ovviamente, cotanta sorpresa ci ha resi impreparati nel fronteggiare l’emergenza siccità che ha colpito anche le grandi città (come Roma, dove l’acqua scarseggiava nei rubinetti ma fluiva abbondante dagli idranti per lo sgombero di Piazza Indipendenza) e il dramma degli incendi, talvolta appiccati dagli stessi volontari addetti allo spegnimento, che hanno devastato immense distese di boschi (dove però non era il fuoco, ma i proiettili, a uccidere gli orsi). Ma tanto siamo abituati ai paradossi, come quello del chirurgo che rompeva i femori dei pazienti per allenarsi a fare gli interventi chirurgici (non c’è metafora migliore per raccontare questo Paese).

A causa del caldo (o almeno così mi piace sperare che sia – altrimenti non c’è altra spiegazione) è successo di tutto: abbiamo collezionato annunci e commenti razzisti, omofobi e misogini; anti-vaccinisti esaltati e aggressivi contro i deputati che hanno approvato la legge sull’obbligatorietà dei vaccini; anti-boldriniani inferociti e violenti contro il buonismo della “Presidenta” (la cui unica colpa è quella di essere donna, con un’etica, una preparazione e un curriculum che loro non sarebbero neanche in grado di leggere); il controllore di un treno si è chiuso in bagno e si è accoltellato, dando la colpa a un ragazzo africano; è stata lanciata Sarahah, l’app di messaggeria anonima usata dai più per insultare i propri amici e contatti: così, leoni da tastiera, anti-boldriniani, anti-vaccinisti, anti-rifugiati e anti-QualsiasiCosa hanno trovato pane per le loro zanne… ops, i loro denti.

Anche quest’anno si è ripresentata l’emergenza sbarchi, stavolta con un grande cenno distintivo: ad accoglierli sulle nostre coste c’era un carico d’odio decisamente più potente e radicato rispetto a quello dell’anno scorso: alla lista dei già noti “aiutiamoli a casa loro”, “ruspe”, “affondiamoli” e a tutta la gamma di frasi islamofobiche post attentato di Barcellona, si è aggiunta la demonizzazione nei confronti dei “buonisti” e delle Ong che salvano vite in mare (perché, secondo la logica populista, che di logico non ha nulla, se un errore è commesso da uno solo, la condanna va a tutta la categoria).

Oltre al caldo, agli sbarchi e alle canzoni di merda, quest’estate abbiamo ri-visto di tutto: i cocomeri, i balli di gruppo, i karaoke e pure il terremoto, che stavolta non si è sforzato più di tanto… per creare un disastro a Ischia è bastata infatti una scossa di 3,6 (“di quelle che in Giappone ci monti la maionese” cit.). Ma l’abusivismo non c’entra, giurano i Sindaci e i Vescovi (come non credergli!).

Insomma, nonostante il Papa abbia solennemente affermato che “l’Inferno non esiste”, comincio ad avere dei dubbi; e che Lucifero sia stato protagonista assoluto, non mi sembra più una mera coincidenza.

Dopo il turbolento volo estivo, prepariamoci all’atterraggio: settembre è alle porte, le ferie sono finite, del mare sentiremo solo il rumore dentro una conchiglia, Mentana è già pronto per le sue maratone, e la colpa delle sciocchezze che diremo giorno dopo giorno, non sarà più del caldo ma del grande freddo (che puntualmente sarà il freddo più freddo di sempre). Namasté Alé.

 

Virginia Avveduto e Francesco Giamblanco

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