In principio fu il bla bla bla.

Legge elettorale: tutto quello che vorreste sapere sul Rosatellum (ma non osate chiedere)

Legge elettorale: tutto quello che vorreste sapere sul Rosatellum (ma non osate chiedere)

 

La ministra per i Rapporti con il Parlamento, Anna Finocchiaro (quella con la scorta all’Ikea), ha posto la questione di fiducia sulla proposta di Legge di riforma elettorale, la tanto nota Rosatellum Bis (che, dopo Mattarellum, Tatarellum, Vassallum, Porcellum, Italicum e Rosatellum One, rischia di scapparci il Nobel per la Letteratura).

Entrare nel merito della legge e analizzarne il testo è impresa ardua anche per gli addetti ai lavori; si rischia di smarrirsi tra percentuali, pezzi di maggioritario, porzioni di proporzionale, premi di maggioranza e listini bloccati (un tale casino che il Paralipomeni della batracomiomachia di Leopardi, in confronto, sembra Topolino). L’unica certezza è che il sistema scelto creerà un Parlamento di «nominati» (almeno i 2/3) (che neanche alla corte di Luigi XIV, noto in Italia come Re Sòla).

A favore del contenuto della Legge ci sono PD, Lega Nord, Forza Italia e Alfano (quello che dall’alto del suo 2% non molla mai un Ministero – mistero!); contrari invece M5s, Mdp e la Sinistra tutta (Sinistra chi?)
(“E intanto Matteo Salvini, che scrive giornalmente 15 post contro questo governo perché ci sono i rom, gli zingari, gli africani, gli stupratori, i gay, gli ebrei, le Boldrine eccetera, voterà la fiducia a questo governo. Bene ma non benissimo”, scrive su Facebook Fulvio Maranzano).

È la quarta volta nella storia della Repubblica che un governo pone la questione di fiducia su una legge elettorale: la prima volta nel 1923, da Mussolini, per l’approvazione della Legge Acerbo (che assicurò al Partito Fascista una solida maggioranza parlamentare); la seconda volta da De Gasperi (DC), per approvare quella che passò alla storia come la “legge truffa”; la terza volta nel 2015, da Renzi, per l’approvazione dell’Italicum, poi radicalmente modificata dalla Corte costituzionale. (“Voto di fiducia su quattro leggi elettorali: Acerbo, Truffa, Italicum, RosatellumBis. La prima fascista nei contenuti. Le altre, nei modi”, cinguetta Soppressatira).

Ma sul tema circola una battuta ancora più divertente, che fa così: “Legge elettorale. Le regole si scrivono tutti insieme. Farle a colpi di maggioranza è uno stile che abbiamo sempre contestato”. (Dello stesso autore di “mai premier senza prima passare dal voto, Enrico stai sereno” e di “se perdo il referendum, lascio la Politica”).

Fra le reazioni politiche più interessanti non possiamo non citare quella del M5S che parla di “scelta eversiva” e aizza la piazza (Di Battista -memorabilmente- quella sbagliata); Pippo Civati che ci spiega che “la fiducia sul Rosatellum è un atto indegno. Per la seconda volta nella stessa legislatura (Gentiloni dopo Renzi) un governo blinda una legge elettorale (con evidenti profili di incostituzionalità) vietando il dibattito in Parlamento. (Che poi ammettiamolo, più che parlare di Gentiloni dopo Renzi, potremmo parlare di Renzitellum Bis); e infine Bersani che sbotta forte e deciso: “La fiducia? Dico solo una cosa. Dico che si sta aprendo una questione democratica grande come una casa. È una vergogna”. (Mica siam qua a smacchiare l’intera Carica dei 101 con l’Ace Gentile?).

Fortuna che a chiarirci le idee e a darci il consiglio più democratico e definitivo viene in nostro soccorso Twitter:

“In pratica il PD chiede la fiducia sulla legge elettorale perché non si fida del voto segreto dei suoi stessi deputati” scrive Pamela Ferrara.
“È la migliore legge del mondo. Vedrete che tra sei mesi ce la copieranno in molti. Se non passa vado a casa. L’ha già detto?” immagina Marta Ecca.
“Stiamo perdendo tempo con la fiducia sulla legge elettorale: convertiamoci in Gattocrazia e non parliamone più”, pontifica Il Triste Mietitore.

 

Francesco Giamblanco

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