In principio fu il bla bla bla.

Festa della Repubblica: la parata dell’ipocrisia

Festa della Repubblica: la parata dell’ipocrisia

Un sabato mattina come un altro: sveglia, colazione, caffè, divano, telecomando. Accendo la Tv, RAIUNO. E cosa compare davanti ai miei occhi? Uomini e Donne? Il Circo Orfei? Il Grande Fratello? No, peggio. È la Festa della Repubblica.

Vedo in sovraimpressione i volti luccicanti di Di Maio e Mattarella, vicini sugli spalti, e dietro c’è Rosato, la Casellati, Fico e Salvini. E l’immagine si sfoca, sui tanti altri volti, sui mille falsi sorrisi: in salotto rimbomba il suono monotono di una marcia, dei passi sull’asfalto. E sullo sfondo un enorme tricolore che ricopre metà Colosseo.

Che portento! Che organizzazione! Che grande bellezza! Quanta forma ed eleganza, le istituzioni sono tutte lì, unite e riunite insieme sotto il sole di Roma, e neanche un’ombra del ricordo di ciò che è stato negli ultimi mesi, o addirittura negli ultimi due giorni.

È la parata del 2 Giugno, il compleanno di quella Repubblica nata all’indomani del fascismo e della seconda guerra mondiale, figlia delle prime elezioni a suffragio universale e della Costituzione più bella del mondo.

Dunque il problema non è l’inno, o la bandiera, o le frecce tricolore, la parata in sé. Non ho nulla contro il ricordo, la celebrazione, il patriottismo. È che sono allergico all’ipocrisia, ho una certa intolleranza per le bugie e i voltagabbana.

Il Di Maio che sorride accanto a Mattarella è lo stesso che fino a tre giorni fa minacciava l’IMPEACHMENT, lo stesso che fino a poche settimane fa giurava che MAI avrebbe governato con la Lega e gli altri partiti che hanno distrutto questo Paese, lo stesso che fino a due anni fa NON rispondeva ai giornalisti e ora va ospite da Vespa e dalla D’Urso (o chiama Fazio in diretta) come un Berlusconi qualsiasi.

Il Salvini che sorride accanto a Di Maio e a Mattarella è lo stesso che dava degli incompetenti ai 5 stelle, che indossava felpe con la scritta PADANIA IS NOT ITALY, che cantava cori sulla lava del Vesuvio e sulla PUZZA dei napoletani, che auspica una “PULIZIA DI MASSA” contro gli stranieri che vivono le nostre strade e piazze.

Contravvenendo ad ogni principio costituzionale: di unità, di uguaglianza e di solidarietà. Ed è in ottima compagnia: come dimenticare il nuovo ministro per le politiche agricole Centinaio che solo pochi mesi fa urlava contro il presidente Grasso TERRONE DI MERDA, oppure il ministro per la famiglia Fontana, fiero delle proprie convinzioni omofobe e antiabortiste.

Eppure gran parte dell’elettorato 5 stelle si definisce di sinistra: ma come può identificarsi in una parata simile? Come può tollerare un ministro dell’interno (capo della Polizia) che disse che Ilaria Cucchi FA SCHIFO o che propone la legittima difesa armata o il rimpatrio indiscriminato degli stranieri, compresi i profughi e i richiedenti asilo?

Cosa c’è di sinistra in tutto ciò? Cosa c’è di coerente? Cosa c’è di normale?

Vedo un Paese rotto, confuso, ignaro del futuro e anche del passato. Un Paese stremato. Vittima e complice di  oltre 80 giorni di caos, di instabilità, di minacce, di faziosità, di grida pro e contro Mattarella, di parole dette, non dette, rimangiate, negate e ridette.

E alla fine di questi oltre 80 giorni, finalmente, il silenzio. In tribuna l’imbarazzo, i sorrisi tirati, le fronti sudate, le strette di mano fiacche e le frasi di circostanza; tutte le massime istituzioni, insultate e oltraggiate, siedono a fianco gelidamente. Il silenzio rimbomba lungo la via dei Fori Imperiali e gli unici suoni che si avvertono sono gli zoccoli dei cavalli, le trombe dei corazzieri e le voci dei militari.

Dal caos e dalle storie di ordinaria follia politica, all’ordine perfetto della parata. Ecco cosa siamo: rumore e quiete, trambusto e compostezza, insulti e sorrisi.

In fondo, la nostra Repubblica è nata proprio in un clima simile (di guerra civile), e chi qualche giorno prima era schierato per la Monarchia, poco dopo ha imparato ad amare la neonata.

La velocità con cui produciamo le idee va di pari passo con il continuo aggiornamento delle homepage dei quotidiani online: in un flusso continuo di opinioni. Siamo fieri e convinti di esse finché non percepiamo i nostri muscoli mandibolari negarle; sentiamo continuamente uno spasmodico bisogno di schierarci con una fazione, il bisogno di tifare per gli uni o per gli altri.

Come durante una partita di calcio di un Mondiale fallito, coi cori, i cortei, gli insulti all’arbitro. Quell’uomo anziano e dai capelli bianchi che cerca, da solo, di far rispettare le regole del gioco, di portarci sani e salvi al 90° minuto. Guida di un popolo spezzato, diviso, riunito ipocritamente sotto l’azzuro smagliante del cielo di Roma.

 

di Virginia Avveduto e Fancesco Giamblanco

 

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