Chissà cosa direbbe oggi il ministro Romita, lui che la notte tra il 3 e il 4 giugno 1946 dovette gestire lo spoglio del referendum, chiuso nel suo ufficio, con una sfilza di giornalisti dietro la porta e con in mano i voti del Sud Italia che mostravano un netto vantaggio della monarchia; lui che, repubblicano da sempre, in quelle ore temeva di vedere tutte le lotte e i sacrifici vani.

Chissà cosa direbbero oggi quelle donne emozionate per il fatto che quel giorno, per la prima volta, avrebbero potuto esprimere liberamente il loro pensiero, consapevoli di avere finalmente il potere di scegliere e di cambiare le cose: qualcuna era senza documenti personali e doveva essere riconosciuta dal marito, qualcuna doveva fare i conti con i dolori e le nausee della gravidanza, sopportando ore e ore di fila; qualcuna era indecisa perché il padre era monarchico e il marito repubblicano, qualcun’altra era eccitata dall’idea di scrollarsi finalmente di dosso le tradizioni austere e conservatrici che per tutta la vita l’avevano fatta sentire inferiore.

Chissà cosa direbbero oggi tutti coloro che vissero sulla loro pelle quei giorni di altissima tensione: il clima infatti era tutt’altro che festoso, l’Italia era nettamente divisa in due, vi erano scontri ovunque. Vigeva un clima da guerra civile, il Paese era appena uscito dalla Seconda guerra mondiale, era devastato da macerie e demolizioni, e ancora migliaia di italiani erano sparsi nei campi di prigionia di tutto il mondo.

Chissà cosa direbbero oggi tutte le 24.947.187 persone che quel giorno si recarono alle urne per eleggere democraticamente i 556 deputati dell’Assemblea Costituente, l’organo legislativo a cui era affidato il compito di scrivere la nuova Carta Costituzionale.

Chissà cosa direbbero tutti loro se sapessero che oggi molti italiani ignorano o dimenticano il significato esatto di quel giorno.

Se sapessero che, mentre per loro la scelta era tra Repubblica e Monarchia, tra uguaglianza e disparità sociale, tra libertà e continuità con il passato, tra solidarietà e autorità, tra popolo sovrano e popolo suddito, per noi invece il vero dilemma oggi è: “mare o centro commerciale?”

 

di Virginia Avveduto

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